La Motivazione di un Atleta

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In 4 parole: la motivazione nello sport

Qualunque siano le motivazioni che ci spingono ad iniziare un’attività sportiva, nel tempo queste si rivelano fondamentali per ottenere dei risultati: è dunque opportuno conoscerle bene e capire come trarne vantaggio. In questo articolo troverai quindi un breve riassunto di una presentazione dello psicologo, clinico e fisioterapista Mauro Falzone sul tema della motivazione nello sport.

L’origine della motivazione

La motivazione può essere di due tipi:

  • motivazione estrinseca. Come dice il termine, nasce dalle circostanze in cui ci troviamo e da fattori a noi esterni: le ricompense e le punizioni, i complimenti e le critiche, l’atteggiamento di chi ci educa e segue il nostro percorso sportivo;
  • motivazione intrinseca. Diversamente dal precedente, questo tipo di motivazione nasce all’interno dell’individuo sulla base dei suoi obiettivi, interessi e valori.

In ambito sportivo risulta molto utile avere diverse fonti di motivazione: qualora una di esse venisse meno, infatti, avremmo comunque delle solide alternative che ci spingerebbero a perseguire nel nostro cammino di atleti. Evidentemente è preferibile che la maggior parte di queste motivazioni siano intrinseche: le circostanze esterne possono cambiare piuttosto facilmente, ma un sistema di valori e obiettivi personali è molto più difficile da scalfire.

Gli stili motivazionali

Esistono diverse teorie che propongono una relazione tra la natura di ciascun individuo e il suo “stile motivazionale”. Secondo lo psicologo John William Atkinson (1923-2003), le motivazioni di un individuo dipendono dalla sua attitudine verso il successo e il fallimento, e sulla base di questo criterio si possono evidenziare 4 tipologie di persone:

  • Over-strivers: coloro che possiedono un’alta tendenza al successo e un’alta tendenza ad evitare il fallimento;
  • Success-oriented: coloro che possiedono un’alta tendenza al successo ma una bassa tendenza ad evitare il fallimento;
  • Failure-avoiders: coloro che possiedono una bassa tendenza al successo ma un’alta tendenza ad evitare il fallimento;
  • Failure-acceptors: coloro che possiedono una bassa tendenza al successo e una bassa tendenza ad evitare il fallimento;

Spostiamo l’asticella sempre più in alto o al contrario ci accontentiamo dei risultati ottenuti? Davanti a un fallimento cerchiamo di migliorarci o ci lasciamo abbattere? Secondo lo psicologo Weiner, in particolare, la motivazione ad evitare il fallimento è maggiore nelle persone “autocritiche”, che attribuiscono l’insuccesso alla mancanza di abilità e non a fattori esterni (sfortuna, condizioni meteo…). Ciò non dovrebbe stupire: se ci abituiamo a scaricare le colpe dei nostri insuccessi a fattori che non dipendono da noi, saremo più propensi ad accettare il fallimento.

La conoscenza di sè

Al fine di ottimizzare la prestazione, dunque, è necessario conoscere il nostro modo di pensare. Da questo punto di vista, lo sport ci viene in soccorso: aldilà dell’aspetto fisico, infatti, si rivela un mezzo eccezionale per conoscere se stessi, il proprio corpo e le proprie sensazioni, i propri bisogni e le propria natura. Ma l’attività sportiva non si limita a questo: i sacrifici, la fatica e la sofferenza che viviamo sono una palestra per l’animo ancor prima che per il fisico, e ne trarremo beneficio per tutta la vita.

L’orientamento

Un altro aspetto della nostra personalità da tenere a mente è l’orientamento che abbiamo nei confronti dell’attività. Come per la motivazione, esistono due tipi di orientamento:

  • al compito. L’atleta orientato al compito trae soddisfazione dall’impegno che dedica allo svolgimento dell’attività: i risultati sono importanti, ma costituiscono una conseguenza più che un fine.
  • al . L’atleta orientato al sè, al contrario, considera l’attività sportiva come un mezzo per dimostrare la propria superiorità. Per un atleta di questo tipo la pratica comporta minor beneficio e minore interesse, in quanto la sua motivazione nasce esclusivamente dall’obiettivo.

Ansia e Paura

Abbiamo visto diverse caratteristiche psicologiche che possono giovare o meno alla prestazione. Un ulteriore aspetto da considerare riguarda le sensazioni che proviamo: a prescindere dalla condizione fisica, le nostre performance atletiche possono essere largamente influenzate da stati d’ansia e paura, che possono sorgere per mille motivi:

  • paura di impegnarsi troppo;
  • paura del successo;
  • paura del fallimento;
  • paura di non concretizzare nel risultato i duri allenamenti effettuati.

Per controllare tali stati d’animo, si possono utilizzare ad esempio i seguenti metodi:

  1. Costruire una gerarchia di situazioni sportive che creino stati d’ansia progressivamente crescenti;
  2. Acquisire una tecnica di rilassamento;
  3. Immaginare delle situazioni ansiogene in stato di rilassamento.

8 consigli pratici

Siamo giunti finalmente all’aspetto più pratico: tenendo conto di quanto discusso finora, quali sono le strategie più efficaci per migliorare le nostre performance atletiche?

  1. Goal Setting. È importante definire qual è il nostro obiettivo ed essere capaci di trovarne sempre di nuovi.
  2. Immaginazione/Visualizzazione (vedi punto 3 al paragrafo precedente). Saper immaginare in anticipo la situazione che si dovrà affrontare presenta due vantaggi:
    • permette di metabolizzare in anticipo l’ansia e arrivare al momento decisivo nel pieno della concentrazione;
    • rende più tangibile l’obiettivo che vogliamo raggiungere (vedi punto 1).
  3. Self Talk. Mantenere un dialogo interiore non è un sintomo di psicopatia; è anzi fondamentale per essere consapevoli di ciò che desideriamo e di quanto valiamo.
  4. Focus. Tra gli infiniti stimoli a cui siamo sottoposti, dobbiamo saper discernere in maniera selettiva quelli che si rivelano utili al raggiungimento dei nostri obiettivi, e in particolare i muscoli e la respirazione: non ci rendiamo conto della pioggia sui capelli o del sudore lungo la schiena semplicemente perchè non servono.
  5. Gestione delle emozioni. Come abbiamo visto al paragrafo precedente, esistono diverse tecniche per imparare a controllare ciò che proviamo. Non resta che sperimentare e trovare quella più adatta a noi.
  6. Attivazione. Determinati stimoli provocano uno stato di eccitazione e un aumento del livello attentivo-cognitivo di vigilanza. Per sfruttare appieno questo stato dobbiamo essere in grado di controllarlo: diversi fattori, ad esempio un ritardo alla partenza, possono provocare un calo notevole del nostro livello di concentrazione.
  7. Motivazione. Abbiamo visto nel primo paragrafo l’importanza di avere diverse fonti di motivazione, specialmente interna.
  8. Fiducia. La fiducia in sè stessi e nelle proprie capacità è un ingrediente essenziale praticamente ovunque: per ottenere un buon risultato in ciò che facciamo è indispensabile essere convinti di esserne in grado.

Conclusione

Il fatto che molti di questi insegnamenti possano essere applicati a diversi ambiti della nostra vita rivela la natura intrinseca dello sport quale lezione di vita. Per questo motivo dobbiamo essere orgogliosi di essere atleti, a prescindere dal nostro livello e dai nostri obiettivi. Ringraziando il Dr. Falzone per questi preziosi suggerimenti, concludo quindi con una domanda che a suo parere ciascuno di noi dovrebbe porsi:

“Si capisce che sono un atleta?”

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