L’Unico Modo per Imparare Qualsiasi Cosa

Tempo di lettura: 9 minuti

In 4 parole: il sentiero della maestria

Titolo originale: “Mastery: The Keys to Success and Long-Term Fulfilment”

Autore: George Leonard

La necessità di imparare nuove abilità è una delle poche costanti nella vita di un uomo. Tuttavia la strada della maestria è piena di insidie, e perdersi risulta molto facile. Nel suo libro “Mastery: The Keys to Success and Long-Term Fulfilment” George Leonard ci accompagna su questo sentiero insegnandoci l’unico vero metodo per diventare maestri di una qualunque arte: amare il plateau.

Che cos’è la maestria?

Partiamo dall’origine. La maestria viene definita dall’autore in questo modo:

“il misterioso processo durante il quale ciò che all’inizio è difficile diventa progressivamente più facile e piacevole attraverso la pratica”.

Sulla carta nulla di nuovo. Il problema, tuttavia, sta nel fatto che il mondo moderno è una sorta di prodigiosa cospirazione contro questo processo: promesse di gratificazione immediata, successo istantaneo e sollievo temporaneo ci bombardano quotidianamente spingendoci nella direzione opposta.

La curva dell’apprendimento

La gratificazione immediata è una tentazione quasi irresistibile, che rende ogni nostra attività un semplice mezzo per arrivare velocemente ad un obiettivo preciso. Al contrario, la maestria è un processo piuttosto lento, costituito dall’alternarsi di due diverse fasi:

  1. Plateau. è la fase solitamente meno piacevole: lavoriamo sodo a lungo senza vedere un briciolo di miglioramento, e spesso ci sembra di non esserci schiodati dal punto di partenza. In questa fase le peggiori domande ci attanagliano: cosa continuo a provarci se tanto non miglioro? Perchè sto qui a faticare e perdere tempo se poi non ottengo alcun risultato? Forse è meglio che smetto e mi dedico ad altro. Queste domande riflettono alla perfezione la mentalità odierna: se non otteniamo un risultato tangibile in poco tempo, ci sentiamo degli scarti o delle nullità. Non sorprende se poi ci dedichiamo ad altri obiettivi che riteniamo “più abbordabili”.
  2. Picchi. Si tratta di quel momento magico in cui finalmente ci viene un esercizio, troviamo le parole giuste per ripetere un paragrafo, facciamo goal: l’obiettivo che avevamo in mente quando abbiamo iniziato, e che ci ha motivato per tutto il tragitto.
Le mie doti di artista mi collocano più o meno nell’origine di questo piano cartesiano

Brevi momenti di progresso si susseguono a lunghe fermate sul plateau. D’altro canto dovrebbe sembrare del tutto naturale: prendendo ad esempio la montagna, come potrebbero esistere le vette senza vallate? Certo, sono i punti più spettacolari, ma senza le valli da dove si ergerebbero?

Un problema, una soluzione, due problemi

A questo il punto il problema dovrebbe essere evidente: essere sempre orientati al successo immediato ci rende frustrati ogni qual volta che ci troviamo nella fase del plateau, che guarda caso è anche la più lunga. La soluzione dunque dovrebbe essere ancora più evidente: per sentirci soddisfatti dobbiamo imparare a fare pratica per il gusto stesso della pratica, apprezzando i plateau tanto quanto i picchi. Per riuscire in questa impresa, tuttavia, dobbiamo prima prendere consapevolezza dei due enormi ostacoli che dovremo affrontare.

1) La guerra contro la maestria

Trovo estremamente triste il fatto che questo libro sia del 1991 e 30 anni dopo la situazione non sia cambiata affatto, per non dire che sia peggiorata. Col passare del tempo, infatti, la cultura del quick fix (rimedio rapido) e della gratificazione immediata non hanno fatto che espandersi. Guardiamo ad esempio al nostro stile di vita: diverse patologie legate ad una scorretta alimentazione e alla sedentarietà potrebbero essere tranquillamente evitate con una dieta costante e un po’ di esercizio quotidiano: eppure preferiamo l’uso di medicine, diete da 7 giorni o al limite anche un intervento chirurgico. Poco importa se sono rimedi rischiosi o inutili: almeno sono veloci!

2) Fai questo per ottenere quest’altro

Il secondo grande ostacolo riguarda l’educazione che riceviamo. Fin da piccoli, infatti, ci viene detto di studiare per ottenere buoni voti; di ottenere buoni voti per superare la maturità; di superare la maturità per andare all’università; di andare all’università per ottenere un lavoro; di ottenere un lavoro per permetterci una casa e una macchina. E così via. Certo, raggiungere degli obiettivi come i precedenti è molto importante; ma se ci viene inculcata la mentalità del “fai questo per ottenere quest’altro”, come possiamo sperare di trarre gioia e soddisfazione in ciò che facciamo per il semplice fatto che lo stiamo facendo?

Un cambio di rotta

Come abbiamo visto nei due paragrafi precedenti, le condizioni di partenza per cambiare rotta e imparare ad amare il plateau non sono certo le migliori. L’autore tuttavia descrive ben 5 punti essenziali per riuscire nell’impresa:

  1. Istruzione. Ci sono abilità che possiamo apprendere da soli e altre che possiamo provare ad imparare, ma se vogliamo davvero intraprendere il sentiero della maestria è importante trovare un maestro che possa guidarci. Secondo l’autore, che tra l’altro è insegnante esperto di Aikido (un’arte marziale giapponese), ciò che caratterizza un buon maestro è l’interazione che questo ha con i suoi allievi. In particolare, il maestro ideale mantiene un rapporto del 50% tra critiche costruttive e complimenti, in modo da bilanciare alla perfezione questi due importanti aspetti dell’insegnamento.
  2. Pratica. Inevitabilmente, per imparare dobbiamo fare pratica; tuttavia questo termine dev’essere visto non come un’azione che compiamo, ma come il sentiero che percorriamo. Migliorare in un’attività non dovrebbe essere il nostro obiettivo primario, bensì una conseguenza del fatto che pratichiamo quell’attività perché ci piace.
  3. Resa. Se desideriamo davvero perfezionare un’arte, qualunque essa sia, dobbiamo essere disposti ad arrenderci a ciò che la disciplina richiede: sforzo, abnegazione, fatica, ripetizione, talvolta noia e insoddisfazione. Ma soprattutto, qualunque sia il nostro livello, è importante arrenderci alla mentalità del principiante: la maestria è un percorso infinito, e noi saremo sempre apprendisti. Siamo disposti ad accettarlo?
  4. Intenzionalità. Il primo passo per approcciarsi alla maestria è avere in mente una chiara visione di ciò che stiamo facendo e del perchè lo stiamo facendo. “Fare le cose a caso” è un possibile approccio, certo, e l’esperienza ci insegna che a volte funziona anche. Tuttavia, per rimanere sul sentiero della maestria dobbiamo guardare dove mettiamo i piedi!
  5. Confine. Se la maestria fosse una bilancia, consapevolezza dei propri mezzi e desiderio di superare i propri limiti ne sarebbero i piatti. Rimanere sul cammino della maestria è dunque una questione di equilibrio, per mantenere il quale bisogna saper giocare su questo labile confine.

Quali trappole ci attendono?

Tenere a mente i 5 punti precedenti può aiutarci a superare i 2 ostacoli che ci impediscono di intraprendere il sentiero: la guerra contro la maestria e la mentalità del “fai questo per ottenere quest’altro”. Tuttavia, si tratta della parte più facile; la parte più difficile è rimanere sul cammino, perchè numerose sono le insidie che ci attendono:

  1. Stile di vita conflittuale. Il sentiero della maestria non si trova in mezzo al nulla, ma attraversa le nostre giornate piene di impegni, obblighi, relazioni e aggiungerei anche serie TV. Trovare un equilibrio in tutto ciò non è facile, ma credo si tratti di una questione di priorità: se desideriamo davvero fare qualcosa, sapremo trovare il tempo necessario nonostante tutto.
  2. Eccessivo orientamento all’obiettivo. è giusto avere obiettivi ambiziosi, ma il modo migliore per raggiungerli è coltivare aspettative modeste ad ogni passo lungo il cammino.
  3. Scarsa istruzione. Abbiamo già visto come l’istruzione sia fondamentale per perfezionare un’arte, quindi bisogna prestare molta attenzione nella scelta di una guida adatta.
  4. Mancanza di competitività. La competizione è un’ottima occasione per affinare le nostre abilità, e risparmiarsi sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti di noi stessi e del nostro impegno, oltre che eventualmente dei nostri avversari.
  5. Troppa competitività. “Vincere è l’unica cosa che conta”. Certo, a nessuno piace perdere e la vittoria è sempre emozionante; ma ciò non dovrebbe impedirci di godere del cammino compiuto! A questo proposito mi viene sempre in mente uno dei dialoghi finali del film Cars: “Stai rinunciando alla Piston Cup, lo sai questo?” “Nah, un’auto brontolona una volta mi ha detto… che è solo una coppa vuota”.
  6. Pigrizia. La pigrizia è un nemico subdolo che può allontanarci facilmente dal sentiero della maestria, il quale però allo stesso tempo rappresenta il miglior antidoto alla pigrizia: l’appetito vien mangiando!
  7. Infortuni. Se il sentiero riguarda uno sport, gli infortuni possono rappresentare un ostacolo molto ingombrante da un punto di vista sia fisico che mentale. Superare i propri limiti richiede la capacità di negoziare col proprio corpo, ascoltando sempre i segnali che esso ci manda.
  8. Farmaci e droghe. Il sentiero della maestria è lungo e tortuoso e cercare scorciatoie può essere una tentazione da cui è meglio stare alla larga.
  9. Premi e medaglie. è molto più facile perdere la motivazione se questa è estrinseca, ovvero proviene da fattori a noi esterni. Ho parlato più in dettaglio della motivazione, specialmente nell’ambito dello sport, in questo articolo.
  10. Vanità. Se pensiamo solo alle apparenze e a come gli altri ci vedono, non potremo mai raggiungere lo stato di concentrazione necessario alla massima performance.
  11. Troppa serietà. Avere un po’ di umorismo è un ingrediente essenziale nel sentiero della maestria come nella vita, perché può permetterci di superare difficoltà all’apparenza insormontabili. Mai prendersi troppo sul serio!
  12. Inconsistenza. La maestria richiede pratica, la pratica richiede ripetizione, la ripetizione richiede costanza. Per questo essere consistenti nelle attività che decidiamo di intraprendere è fondamentale: i progressi non piovono dal cielo.
  13. Perfezionismo. Come si suol dire, “il meglio è nemico del bene”. Ricercare la perfezione è ammirevole, ma allo stesso tempo non dev’essere un pretesto per rinunciare o abbatterci per un fallimento: fallire e riprovare sono le parole chiave.

La mia esperienza

Questo libro, per quanto datato, è ancora estremamente attuale. Quando l’ho letto, infatti, ho subito riconosciuto nel mio atteggiamento diversi nemici della maestria, sia nello studio che nello sport. Ad esempio, quando inizio a fare esercizi su un nuovo argomento, dopo averne sbagliati 2 o 3 ho spesso la tentazione di andare a guardare le soluzioni, “così almeno non perdo tempo per niente”: un perfetto esempio di eccessivo orientamento all’obiettivo, perfezionismo e ricerca del risultato immediato. Invece di lasciarmi influenzare dal fatto che un esercizio non mi viene, quindi, ho provato a concentrarmi su tutti i particolari di ciò che accade in quel momento: sono seduto alla scrivania da due ore, con una lampada dalla luce un po’ fioca che mi illumina il quaderno e una guancia, ho una matita in una mano e la gomma nell’altra, e mi sto sforzando di far venire questo esercizio: perchè dunque non godersi questo momento, e pazienza se l’esercizio non viene? Prima o poi verrà!

In conclusione

Spero che questo lungo articolo ti sia stato utile, e in tal caso non dimenticare di condividerlo! Dandoti appuntamento a domenica prossima alle ore 18.00, vorrei concludere condividendo una frase dell’autore che a mio parere racchiude alla perfezione tutto il significato del libro:

“Il vero succo della vita, sia esso dolce o amaro, si trova non tanto nei prodotti dei nostri sforzi, quanto nel processo stesso di vivere, in come ci si sente ad essere vivi”

4 pensieri riguardo “L’Unico Modo per Imparare Qualsiasi Cosa

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