È passato un anno e mezzo da quando ho iniziato l’università, ma ricordo bene i pensieri e i dubbi che avevo prima di intraprendere questa avventura. Finora ho trovato una risposta solo ad alcuni di essi, ma nel frattempo ho imparato diverse lezioni che desidero condividere in questo articolo.
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In quattro parole: una grandissima esperienza formativa
1 ) C’è sempre qualcosa di noioso
Prima di iniziare l’università ero convinto che finalmente avrei studiato solo materie a cui ero davvero interessato. Povero illuso! è bastata qualche settimana per capire che anche nelle materie che avevo scelto di studiare ci sarebbero stati alcuni argomenti veramente noiosi, tanto da chiedermi “ma perché sto studiando questa roba?”. Esclusa la risposta “perché mi piace”, eccone una alternativa che ho trovato valida fin dal secondo semestre:
2 ) “tutto torna”
Gran parte degli argomenti che ho studiato sono ricomparsi in corsi successivi, magari indirettamente o in una versione leggermente diversa. Immagino che ciò riguardi in particolare i primi anni, in cui si costruiscono le basi per poter affrontare in seguito materie più specifiche e complesse. Ricordare questo fatto mi aiuta quando sono di fronte a un argomento che non mi fa impazzire: infatti, aldilà del fatto che potrebbe capitare all’esame, ciò che mi spinge a studiarlo con impegno è la consapevolezza che potrei ritrovarlo in futuro, e magari addirittura rivalutarlo. Inoltre, proprio perché “tutto torna”, cerco sempre di tenere a mente il seguente punto:
3 ) qualcosa si può imparare a memoria, ma…
… se non ha un senso nel nostro cervello, ce lo dimenticheremo in men che non si dica. Certo, ai fini di un esame sapere a memoria qualche formula o nozione può certamente essere utile; tuttavia, solo se abbiamo capito a fondo un certo argomento possiamo padroneggiarlo. Spesso, inoltre, le informazioni che impariamo a memoria sono quelle che dimentichiamo più facilmente; pertanto aver studiato in modo efficace un argomento ci permetterà di riguardarlo e ricordarlo piuttosto facilmente quando ci servirà. Ma come fare?
4 ) Un’occasione per sperimentare
No, non mi riferisco agli esperimenti scientifici: con la pandemia di mezzo il massimo esperimento che abbiamo fatto è stato far galleggiare un uovo1 in cucina!

Mi riferisco invece al fatto che l’assenza di verifiche e interrogazioni ogni due giorni lascia molta libertà per organizzare il proprio tempo, ma anche e soprattutto per valutare il proprio metodo di studio: quanta fatica richiede? Che risultati produce? Quanto è utile? Come potrei migliorarlo? In questi mesi ho sperimentato diverse tecniche, alcune delle quali si sono rivelate efficaci, mentre altre le ho abbandonate in fretta. A prescindere dal nostra strategia di studio, tuttavia, c’è un ingrediente che non può assolutamente mancare:
5 ) prendersi il tempo necessario
Fare le cose di fretta non porta da nessuna parte (neanche per sbaglio!). Purtroppo o per fortuna, infatti, non esistono scorciatoie: capire i passaggi, trovare una logica, ricordare le formule, imparare a svolgere gli esercizi… sono tutte attività che richiedono molto tempo. Spesso però non otteniamo risultati immediati, e questo può facilmente scoraggiarci e spingerci a rinunciare prima di aver imparato effettivamente qualcosa. Ecco perché è fondamentale intraprendere il prima possibile il sentiero della maestria.
6 ) Un risultato non si ottiene, si costruisce
Esattamente come una gara sportiva, un esame è semplicemente il momento in cui raccogliere i frutti del proprio allenamento, ovvero tutti quei mesi in cui abbiamo speso tempo e fatica con un obiettivo in mente. Per questo, quando dico “ho passato un esame”, cerco sempre di non pensare tanto alle due ore dell’esame in sè, ma piuttosto di ricordarmi tutto il percorso che ho fatto per giungere a quel punto: e questo vale a prescindere dal voto che ho preso.
7 ) Il ruolo dell’autovalutazione
Non sempre infatti un voto rispecchia appieno la nostra preparazione: per questo può essere molto utile affiancargli un’autovalutazione basata sulle nostre sensazioni. A tale scopo, ecco alcune domande che personalmente utilizzo come linee guida:
- potevo fare di più?
- ho capito davvero gli argomenti di questa materia?
- posso ritenermi soddisfatto?
Trovo che l’autovalutazione sia utilissima, soprattutto poiché mi ha permesso di definire il mio livello e di comportarmi di conseguenza.
8 ) Mantenere alta l’asticella
Dopo 3/4 esami, infatti, possiamo iniziare a dare un occhio ai nostri numeri, e capire come regolare la nostra asticella: se ci stiamo accontentando dei voti che abbiamo preso, forse è il caso di provare ad alzarla; se stiamo già facendo il massimo, invece, possiamo cercare di non abbassarla. Tengo sempre a mente questo “criterio dell’asticella” ogni volta che ricevo l’esito di un esame, ma anche quando devo decidere se iscrivermi o meno a un appello.

9 ) Scelte e sacrifici
Effettuare determinate scelte basandosi sull’altezza della nostra asticella non è sempre facile, in quanto può comportare diversi sacrifici. In questa sessione, ad esempio, per la prima volta ho rifiutato di dare un esame al primo appello per provarlo invece al secondo. Da un lato ero molto stanco dopo aver dato tre esami nelle due settimane precedenti, e sentivo di non essere sufficientemente pronto per darlo come desideravo; dall’altro sapevo che darlo al secondo appello, tenutosi l’ultimo giorno della sessione, avrebbe significato zero vacanze prima dell’inizio del nuovo semestre. Al momento non ho ancora avuto l’esito dell’esame, ma di due cose sono certo:
- dedicare tre settimane a questa materia mia ha permesso di approfondirla davvero bene e di questo sono pienamente soddisfatto;
- fare un esame l’ultimo giorno della sessione, di sabato, alle 8 del mattino è un’esperienza che spero di poter evitare in futuro.
10 ) Teoria ed esercizi
Di solito si dice che prima viene la teoria e poi la pratica, e questo è sicuramente vero. Tuttavia, studiando ingegneria ho imparato che spesso e volentieri può accadere anche il contrario: fare esercizi aiuta a comprendere la teoria. Questo perché frasi e parole possono illuderci che tutto sia chiaro e limpido, ma solo quando si tratta di metterle in pratica possiamo verificare davvero il nostro grado di apprendimento: l’esercizio costringe infatti a sviscerare la teoria in ogni suo singolo passaggio, a cercare esempi e controesempi, a scoprire particolari che inizialmente non avevamo nemmeno notato, e, cosa più importante, a porsi delle domande.
Conclusione
Un nuovo metodo di apprendere, la magica virtù della pazienza, un utile schema per autovalutarsi: sono solo alcune delle abilità trasversali che l’università mi ha finora insegnato e che desideravo condividere in questo articolo. Mi auguro che tu l’abbia trovato interessante!
Domenica prossima terminerà la sfida “un mese senza social” che ho intrapreso il primo febbraio. Nel prossimo articolo parlerò quindi delle mie considerazioni su questo mese di “ascetismo”!
Infine, vorrei ringraziare di cuore chi si è iscritto finora alla newsletter del sito, per ricevere una email ad ogni nuovo articolo. Significa molto per me! 🙂
Note
- L’esperimento riguardava la misurazione della spinta di Archimede, ovvero la forza responsabile del fenomeno del galleggiamento.