Il Telescopio di Galileo: lo Strumento che Cambiò il Cielo

Nel 1610, un insospettabile scienziato italiano di 46 anni distrusse il cielo che per secoli si era creduto di conoscere. La sua arma? Un curioso “occhiale dalla vista lunga”.

Tempo di lettura: 7 minuti

In 4 parole: il messaggero del cielo

Titolo: “Il telescopio di Galileo – Una storia europea”

Autore: Massimo Bucciantini1, Michele Camerota2, Franco Giudice3

Introduzione

La storia del telescopio 🔭 è molto affascinante e intricata, e nel libro “Il Telescopio di Galileo – una storia europea” è descritta in modo molto particolare: lontano dal voler riportare una sequenza lineare di date e avvenimenti, infatti, gli autori approfondiscono le vicende in modo trasversale, dando così modo ai lettori di immergersi in un vibrante intreccio di personaggi, lettere, messaggeri, viaggi, fatiche, indovinelli, conversazioni, litigi, bugie e grande, grande entusiasmo.

Prendendo spunto da questa narrazione ho quindi pensato di realizzare un articolo che riassuma brevemente i passaggi fondamentali che portarono alla nascita del telescopio, lasciando invece più spazio alle fondamentali conseguenze scientifiche, filosofiche e politiche di questa straordinaria invenzione.

L’invenzione del telescopio, in breve

Fin dal Cinquecento era noto che l’unione opportuna di due lenti 🔍🔎 permettesse di ingrandire la vista; tuttavia, a causa delle difficoltà legate alla lavorazione del vetro, i primi tentativi di realizzare uno strumento opportuno lasciavano davvero a desiderare. Tutto cambiò nel settembre 1608 quando Hans Lippershey, un costruttore di occhiali 👓 olandese, riuscì finalmente a realizzare un “occhiale” sufficientemente nitido da garantire una visuale 3 volte superiore al normale. L’annuncio della propria invenzione ai nobili de L’ Aia suscitò immediatamente clamore ed entusiasmo, principalmente per le ovvie potenzialità che un tale strumento avrebbe avuto in ambito militare e strategico. Non sorprende quindi che la notizia proveniente dai Paesi Bassi rimbalzò a grande velocità in tutta Europa, dove ottici più o meno esperti si diedero subito da fare per replicare lo strumento.

è in questo frangente dello spettacolo che sale sul palco la figura di Galileo. Venuto a conoscenza dell’ “occhiale olandese”, nell’agosto 1609 lo scienziato di origini toscane riuscì a realizzarne una versione decisamente migliore, in grado di mostrare un oggetto “lontano 50 miglia, così grande e vicino come se fussi lontano 5 miglia”. La qualità dell’“occhiale dalla vista lunga” era così sorprendente che il suo autore divenne celebre, e presto numerose figure di spicco gli inviarono richieste ✉ per ottenere una copia del suo strumento. Ciò spinse Galileo ad abbandonare tutti i progetti a cui stava lavorando, per dedicarsi unicamente alla produzione di cannocchiali sempre più potenti.

Lo sguardo all’insù

Et oltre all’osservationi della luna, ho nell’altre stelle osservato questo.
Prima, che molte stelle fisse si veggono con l’occhiale, che senza non si discernono; et pur questa sera ho veduto Giove accompagnato da 3 stelle fisse, totalmente invisibili per la lor picciolezza.

galileo galilei, 7 gennaio 1610

Galileo non fu quindi l’inventore del cannocchiale, e molto probabilmente non fu nemmeno il primo a rivolgerlo verso il cielo notturno. Tuttavia, fu sicuramente il primo a farlo con un telescopio capace di ingrandire gli oggetti fino a 20-30 volte, che aveva ultimato verso gli inizi del 1610. Così, quando puntò in alto il suo occhiale migliore, osservò dei fenomeni che di lì a poco avrebbero rivoluzionato per sempre il nostro modo di intendere l’Universo:

  1. la superficie della Luna 🌕, che da sempre si riteneva liscia e perfetta, era in realtà caratterizzata da montagne, crateri, zone ombrose e zone più luminose, proprio come quella terrestre;
  2. le stelle ✨ nel cielo erano in numero incredibilmente maggiore rispetto a quelle visibili a occhio nudo;
  3. oltre alla Luna, anche Venere aveva le proprie fasi (crescente 🌒, calante 🌘…);
  4. vicino a Giove si trovavano 4 nuovi “pianeti”, la cui posizione rispetto al gigante variava ogni notte;

A queste osservazioni si aggiunsero nel 1611 le due “protuberanze” ai lati di Saturno (che vennero identificate come anelli 🪐 solo nel 1655, dall’astronomo olandese Huygens) e nel 1612 le misteriose macchie sulla superficie del Sole ☀ .

Entusiasmo ed incredulità

Nel marzo 1610 Galileo pubblicò le sue prime scoperte in un breve avviso astronomico, il Sidereus Nuncius (“Messaggero Celeste”). Il trattato, inizialmente stampato in poche copie (di cui molte riservate ad amici, nobili e personalità ecclesiastiche), andò a ruba, e la notizia delle sue osservazioni si diffuse ovunque a macchia d’olio. Chiaramente, entusiasmo e scalpore erano affiancati da sentimenti di sorpresa e incredulità: così, nel periodo successivo alla pubblicazione del Sidereus, ogni notte di cielo sereno Galileo mostrava al pubblico le proprie scoperte.

“Non credo ai miei occhi”

Lo scienziato era convinto che anche i più dubbiosi 🤔 si sarebbero ricreduti qualora avessero visto con i propri occhi il nuovo spettacolo del cielo, eppure si sbagliava: presto, infatti, si formarono schiere accanite composte da filosofi, astrologi e medici che temevano per il futuro delle proprie professioni, in quanto le loro pratiche dipendevano in modo essenziale dal numero settenario dei pianeti. Come avrebbero inquadrato in questo schema fatto e finito i 4 nuovi “pianeti” di Giove? Come se non bastasse, ad essi si unirono folle di scettici (che attribuivano le osservazioni a particolari riflessi dei vetri), e di invidiosi (i quali speravano di smascherare i presunti inganni di Galileo per ottenere il proprio momento di gloria).

Nonostante la realtà fosse davanti agli occhi 👀 di tutti, dunque, vi era comunque chi la negava con ostinazione. Dimostrare l’infondatezza di queste critiche basate sul nulla non era cosa facile per Galileo, che tuttavia poteva ancora confidare sull’opinione del suo autorevole collega tedesco Keplero. Quando l’astronomo del Sacro Romano Impero 👑 si schierò dalla parte dello scienziato italiano, peraltro smontando aspramente diverse delle futili critiche a lui indirizzate, anche i più irriducibili detrattori di Galileo dovettero arrendersi all’evidenza.

Il cielo crolla

Il caos generato in tutta Europa dalle scoperte di Galileo era giustificato non solo dalla grande novità, ma anche e soprattutto dalle importanti conseguenze che esse comportavano sul piano filosofico e politico: ognuna, infatti, costituiva una freccia 🏹 scagliata verso la visione antropocentrica del cosmo, caratteristica del modello aristotelico-tolemaico assunto dalla Chiesa come dogma:

  1. la superficie lunare scabra e le macchie solari mostravano la falsità della millenaria credenza secondo cui i corpi celesti, a differenza della Terra 🌍, fossero esenti da imperfezioni e dunque incorruttibili;
  2. la scoperta della Via Lattea 🌌 delineava i tratti di un universo molto più esteso di quanto si fosse sempre pensato, fino a farne sospettare l’infinità ♾ (una delle idee che condussero Giordano Bruno al rogo nel 1600, ovvero appena un decennio prima);
  3. le fasi di Venere non potevano essere giustificate col fatto che il Sole ruotasse attorno alla Terra, e tanto meno potevano farlo i satelliti di Giove: ciò corroborava in modo sostanziale la tesi copernicana che spostava la Terra, e su di essa l’uomo 👨, fuori dal centro del mondo.

Insomma, ecco svelato il delitto di Galileo: in seguito alle sue scoperte il cielo 🌌 che si credeva di conoscere da secoli stava crollando, e con esso un insieme di teorie, pensieri e impalcature culturali che ormai costituivano un’ordinata dottrina quasi unanimemente accettata. Lo scienziato italiano pagò a caro prezzo l’aver distrutto l’ordine delle cose: a partire dal 1616 gli fu infatti vietato ❌ di insegnare la teoria copernicana e nel 1633 subì un processo da parte del Sant’Uffizio, in seguito al quale dovette rinnegare le proprie idee e ritirarsi nella villa di Arcetri, dove si spense nel 1642.

Conclusione: Scienza e Pensiero

Dobbiamo fidarci di ciò in cui crediamo o di ciò che vediamo? Di ciò che ereditiamo o di ciò che scopriamo? Queste domande devono aver occupato a lungo la mente di Galileo e dei suoi contemporanei, ma non sono poi così diverse da quelle che tuttora ci poniamo nei confronti delle novità. Così le scoperte scientifiche diventano per l’uomo di ogni tempo il pretesto per riorganizzare le proprie opinioni e rimettere in discussione i propri pensieri:

Hora con gli occhiali di Galileo, fatti hormai segretarij della Luna e delle stelle, habbiamo scoperti nuovi aspetti e nuove stelle; e perché qui gioca non tanto l’intelletto, quanto il senso, s’è aperta nuova scuola di lubrica curiosità, e suscitata l’openione del Copernico, che la Terra si muova come gli altri globi, e ch’il Sole stia fermo nel centro del mondo ad illuminarli; e che la Terra sia alla Luna, quel che la Luna è alla Terra, e vicendevolmente si rendano il lume l’una con l’altra. Il che non s’allontana dall’openion di Pitagora, il qual (se ben mi ricordo) stimò che la Terra fosse una stella. E cosí i tempi rinovano i tempi, e le openioni, e per questi circoli si vanno girando e consumando gli anni e gl’ingegni umani”.

Roberto Bellarmino, cardinale gesuita e amico di galileo

Note

  1. Massimo Bucciantini insegna Storia della Scienza presso l’Università di Siena
  2. Michele Camerota insegna Storia della Scienza presso l’Università di Cagliari
  3. Franco Giudice insegna Storia della Scienza presso l’Università di Bergamo

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