Ecco un breve riassunto di ciò che di più importante ho imparato quest’anno, nella speranza che possa essere utile anche a te per il futuro. Buon 2022!
Tempo di lettura: 10 minuti
In 4 parole: un anno di crescita
Breve introduzione
Se come me hai fretta di festeggiare l’arrivo del nuovo anno🥂, ecco una mini guida dei 10 punti, che ho cercato per quanto possibile di suddividere in categorie:
- il punto che vorrei tutti leggessero: 1
- ambiente: 2 e 3
- libri: 4 e 5
- salute: 6
- riflessioni (o seghe mentali, dipende da punti di vista): dal 7 al 10
1. La felicità è nelle relazioni
Penso che per raggiungere un obiettivo impegnativo 🏁 sia necessario compiere alcuni sacrifici: certe volte, ad esempio, rinuncio a malincuore a un’uscita con gli amici, perché ho un allenamento o devo studiare ✍️; oppure partecipo a una conversazione ma sono con la testa da tutt’altra parte, perché l’argomento di cui si sta parlando non è utile al fine di passare un esame. Quando all’inizio del 2021 ho visto questo video (in inglese) ho iniziato a mettere in discussione il mio comportamento, che fino ad allora avevo dato per buono. Nel video, lo psichiatra Robert Waldinger riassume i risultati di uno studio durato ben 75 anni, realizzato al fine di comprendere quali siano i fattori chiave 🗝️ che rendono una vita “felice“. Analizzando periodicamente il percorso di vita dei diversi soggetti, dalla giovane età fino alla vecchiaia o perfino alla morte, gli autori dello studio hanno concluso che ciò che accomuna i più felici di loro – che spesso sono anche quelli che vivono più a lungo e in salute – non sono i soldi, il lavoro o lo status sociale, bensì le salde relazioni con la famiglia, gli amici, i gruppi di appartenenza. Forse per alcuni questo risultato può essere banale, ma per quanto mi riguarda mi ha dato parecchio da pensare: se le relazioni sono la base della felicità, altro che svago; non è che il vero sacrificio è rinunciare a un’uscita per passare la sera a studiare? 🙂
2. Il fast fashion è un disastro ambientale
Spesso ci capita di uscire da alcuni negozi🛍️ soddisfatti per aver preso più cose di quelle che volevamo spendendo veramente poco. Ma ci siamo mai chiesti com’è possibile che i prezzi siano così bassi? O da dove vengano questi prodotti, e dove finiscano dopo che li abbiamo usati per quel poco che durano? La risposta a queste domande si trova nel sistema di produzione utilizzato da questi colossi dell’abbigliamento, ovvero l’industria del fast fashion*, che si fonda sui seguenti pilastri:
- produzione di massa di capi d’abbigliamento spesso non riciclabili, la maggior parte dei quali resta invenduta e finisce nelle discariche a cielo aperto (landfills) o negli inceneritori 🔥;
- prezzi irrisori grazie allo sfruttamento dei lavoratori, alla scarsa qualità dei prodotti e al costo ridotto dei trasporti inquinanti (nave e aereo).
Chiaramente questo sistema non è sostenibile né dal punto di vista sociale né da quello ambientale 🏞️. La cosa peggiore è che i brand cercano di mascherarlo adottando una persistente strategia di greenwashing 💚, ad esempio invitandoci a comprare nuovi indumenti per poi passare quelli che non usiamo più alle associazioni di beneficenza. Tuttavia tali associazioni riescono a ridistribuire solo un’infinitesima parte degli indumenti che ricevono, e il motivo è molto semplice: c’è troppa roba in giro. Purtroppo, i brand che operano nel settore fast fashion non ci consiglieranno mai di ridurre i nostri acquisti, preferendo prodotti di qualità migliore e dei quali la filiera produttiva è tracciabile.

3. Tutti noi possiamo fare qualcosa per l’ambiente
Quando paghi di più per un’auto elettrica, una pompa di calore, o un burger vegetale, stai dicendo “c’è un mercato per questa roba. La compreremo”. Se abbastanza persone mandano lo stesso segnale, le aziende risponderanno – e anche piuttosto velocemente.
bill gates- how to avoid a climate disaster
Al giorno d’oggi, in diversi settori le alternative più inquinanti 🏭 sono ancora quelle più economiche: l’industria dell’abbigliamento low-cost ne è un chiaro esempio. Ciò significa che se vogliamo invertire questa rotta dovremmo prendere in considerazione l’opzione di spendere un po’ di più per acquistare prodotti che non danneggino l’ambiente: le richieste dei consumatori, infatti, spingono le aziende a destinare più risorse alla produzione di beni a ridotto impatto ambientale, il che ne abbassa progressivamente il prezzo ⬇️ e ne facilita la diffusione su larga scala ⬆️. È ciò che sta accadendo nel settore energetico (con i pannelli fotovoltaici ☀️) e in quello dei trasporti (con le auto elettriche 🚗): e se per me e probabilmente anche per te è presto per pensare a un’auto o al tetto di casa, non lo è di certo per acquistare abbigliamento in materiale riciclato o qualche burger vegetale!
4. Non solo sviluppo personale
Nel corso del 2020 ho letto diversi libri 📚 che si possono definire di “sviluppo personale”, ognuno imperniato su uno specifico tema, ad esempio la crescita o la motivazione. Tuttavia, se uno di essi è stato utile dalla prima pagina all’ultima, per quanto riguarda gli altri ho riscontrato un difetto veramente fastidioso: giri di parole inutili e frasi ripetute all’infinito ♾️ allungano inutilmente il brodo 🍲, e soprattutto, invece di aiutare a fissare un concetto, non fanno che disperderlo nel nulla. Così nel 2021 ho cercato di affiancare a questo genere di libri alcune storie (più o meno di fantasia), e non me ne sono affatto pentito. Chiaramente sono due categorie completamente diverse, ciascuna con i suoi pro e i suoi contro e di certo non mutuamente esclusive: tuttavia ho trovato davvero piacevole lasciarmi stupire da un evento o un messaggio inaspettato, senza dovermi sforzare di seguire un discorso preimpostato per coglierne velocemente “la parte utile”. Inoltre la presenza di un racconto, di personaggi ben caratterizzati e di un ambiente particolare mi hanno permesso di immergermi molto di più nel contesto, e quindi di ricordare più a lungo determinati particolari o citazioni che mi hanno colpito o che ritengo utili per la mia crescita.
5. L’animo umano è affascinante
Un esempio lampante di cosa possiamo trovare quando smettiamo di cercare l’ho sperimentato leggendo il libro “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar. Sfogliandone le pagine si dipana una miriade di frasi e parole in grado di descrivere, attraverso le emozioni e i pensieri dell’imperatore Adriano, le mille sfaccettature dell’animo umano; sfaccettature che si nascondono ogni giorno dietro ai nostri comportamenti alimentadoli, ma su cui raramente abbiamo l’occasione di soffermarci e delle quali dunque rimaniamo ignari, o al limite consapevoli inconsciamente; sfaccettature che, grazie all’abilità dell’autrice, assumono un aspetto nitido fatto d’intrecci d’inchiostro, e si fanno cogliere nella loro interezza e freddezza; un po’ come le gelide stelle cadenti, che rimangono nell’ombra finché l’atmosfera le infiamma e le rende visibili per un attimo, e solo con la coda dell’occhio.
6. Mangiare sano è costoso
A partire da quest’anno ho iniziato ad avere le idee ben chiare su quali caratteristiche vorrei trovare negli alimenti che consumo: tante proteine, pochi zuccheri aggiunti (meglio zero), pochi grassi (soprattutto quelli saturi), e la minor quantità possibile di additivi/conservanti/compagnia varia. Così sono andato ogni tanto a fare la spesa utilizzando l’app Yuka 🥕, che scansiona il codice a barre di un prodotto e ne valuta le proprietà nutritive con un voto da 0 a 100: e ovviamente ho constatato che i cibi con il punteggio migliore (>70/100) – ovvero quelli con le caratteristiche sopra elencate – costano mooolto di più, e sono molto meno diffusi, di quelli con un voto mediocre o tendente a zero. Non so se produrre dei cereali 🥣 senza un quintale di zucchero sia effettivamente più costoso, ma sicuramente vendono di meno e quindi il prezzo sale. Sigh…

7. A volte dare il massimo non basta
Di solito quando termino una gara 🏃♂️ allo stremo delle forze mi ritengo soddisfatto, spesso a prescindere dalla posizione o dal tempo sul cronometro ⏱️: finire senza più un briciolo di energia è un segno che ho dato tutto quello che avevo in corpo, e quindi non ho niente da recriminarmi. Quest’anno invece, complice una maggiore consapevolezza di me stesso e quindi degli obiettivi che mi posso porre, ho provato quella pessima sensazione di terminare una gara sulle ginocchia e provare allo stesso tempo rabbia e delusione, dovute alla certezza che avrei potuto gestirla in maniera migliore pur facendo la stessa fatica. E paradossalmente, quest’anno la gara più intelligente che ho fatto dal punto di vista mentale prima e tattico poi è stata anche quella cronometricamente più lenta! Questo mi ha fatto capire che arrivare al limite fisico non è sempre la strategia vincente e, soprattutto, non deve bastare come scusa per mandare giù una prestazione che avrei potuto gestire meglio.
8. Lo stress si può controllare
Don’t let the sound of your own wheels drive you crazy
EAGLES – take it easy
A volte mi sento stressato in occasione di un evento importante, come un esame ✍️ o una gara 🏃♂️; altre volte, invece, mi sento stressato se mi si scarica una penna, o se il telefono non prende l’impronta digitale al primo tentativo (e nemmeno al secondo o al terzo, maledetto). Ad ogni modo, soprattutto da questi ultimi casi è evidente come gran parte delle situazioni quotidiane in cui mi ritrovo stressato sono in realtà piuttosto banali, e il conseguente stato disagiato in cui riverso dipende non tanto dalla circostanza in sé, quanto piuttosto dal mio atteggiamento e al modo in cui decido di affrontarla. Da quest’anno quindi, seguendo i consigli di questo video (in inglese), ho iniziato a tenere un po’ più a mente che il mio stato d’animo dipende in buona percentuale da me stesso: anche se non sempre ci sono riuscito, il più di volte è bastato per riportare il livello di stress a una soglia accettabile.
9. Non posso trovare all’esterno ciò che mi manca all’interno
Nel corso di quest’anno una serie di eventi mi ha spinto a riflettere a lungo sul concetto di identità, cercando in particolare di dare una risposta alla domanda “chi sono?“. Purtroppo finora non ho trovato che qualche etichetta 🏷️ del tipo “studente di ingegneria”, “mezzofondista” o “cittadino italiano”: sicuramente aspetti di cui sono orgoglioso, ma che da soli non bastano di certo a definirmi come persona. Ciò che tuttavia ho trovato curiosa è stata la reazione che ho avuto di primo acchito di fronte a questa difficoltà, ovvero l’impulso a… comprare vestiti 👖. Così con una felpa nuova addosso ho riflettuto un po’ sul perché di questo atteggiamento, e credo che sia dovuto all’idea che forse, manifestando un certo aspetto esteriore, sarei stato in grado di esprimere la mia identità in modo più chiaro di quanto non sia in grado di fare a parole. Fortunatamente alla felpa è seguito solo un maglione, dopo il quale mi sono reso conto che questa strada non dà molti frutti (e contraddice pure quanto ho detto al punto 2): per quanto faccia comodo pensare che sia così, non sono certo le apparenze o gli oggetti che ho addosso a definire chi sono (“l’abito non fa il monaco!”). Per riassumere, questa esperienza mi ha insegnato che se mi manca qualcosa all’interno non la troverò certo all’esterno, e se ancora non ho una risposta alla domanda “chi sono”, almeno il portafoglio mi ha ringraziato 💸.
10. I puntini si uniscono alla fine
Nel corso dell’articolo ho ripercorso alcune delle tappe fondamentali del mio apprendimento nel corso dell’anno. Vorrei invece concludere con un pensiero al futuro, che spero possa aiutare chi, come me, non ha ancora le idee chiare su cosa voglia fare nella vita (e parlandone in giro mi sa che siamo in tanti! :)).
Che significato assume ciò che sto facendo ora? Quello che sto studiando mi servirà davvero o mi ritroverò a fare tutt’altro? Potrei fare qualcosa di più utile? Ogni volta che mi pongo queste domande cerco di tenere a mente le meravigliose parole di Steve Jobs nel suo discorso ai neolaureati di Stanford del 2005, che ho visto per la prima volta quest’anno (meglio tardi che mai!):
Non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete unirli solo guardando indietro
steve jobs
Trovo queste parole molto rassicuranti, in quanto mi ricordano che i dubbi che ho ora sono normali e che non ha senso assillarmi per trovarne ora la risposta: potrò collegare i puntini, ovvero le esperienze e gli interessi che sto maturando giorno per giorno, solamente nel futuro.

Conclusione
Grazie per essere arrivato/a fin qui, lo apprezzo molto. Ti auguro un felice anno nuovo! 🎆
Note
*Il tema del fast fashion è molto vasto e ho cercato di riassumerlo nel modo più efficace possibile. Per chi fosse interessato ad approfondire, ecco qualche utile link: