Diario di un Giorno Speciale

Solitamente scrivo articoli nella speranza che siano utili a chi legge. Oggi invece vorrei sfruttare questo sito per condividere una riflessione forse un po’ fine a se stessa, ma che sento comunque il bisogno di esprimere.

La giornata di ieri inizia alle 5.45: una sveglia scomoda ma necessaria quando ciò che ti separa da un esame è un treno regionale, e che comunque la fibrillazione per l’esame rende meno pesante. Poi dritto in cucina per una colazione che sarà anche più importante del solito: fette biscottate con uno strato di burro di arachidi e uno di marmellata di pesche, accompagnate da una tazza di latte (di soia, per cambiare un po’) e cacao, per finire con una tazzina di caffè. Uscendo di casa, il sole che sorge all’orizzonte stempera un po’ la tensione; così come incontrare un amico in stazione che mi racconta, col sorriso negli occhi perché quello vero è nascosto dalla mascherina, della sua prima gara in mountain bike, in cui le ha prese di santa ragione ma si è divertito come un matto. In treno ho giusto il tempo di ripassare qualche formula e sono già a Milano, quasi in contemporanea con un amico e compagno di corso con cui scambio gli auguri per essere nati lo stesso giorno.

La lunga attesa in aula incrementa lo stato di ansia, che dall’inizio della prova si mantiene costante per poi traspirare via un paio d’ore più tardi fra gli alberi di Piazza Leonardo. Poco affollata, ma comunque vivida di studenti che passeggiano indaffarati e operai che srotolano tendoni pubblicitari, oggi mi appare insolitamente bella, al punto da scattare una foto: forse perché le foglie sono così verdi da sembrare un acquerello, o perché quando ci sono 20 gradi, e sei all’aperto a parlare con gli amici sotto il sole, non vorresti essere da nessun’altra parte. Almeno fino a quando lo stomaco borbotta per ricordarti che esiste anche lui.

Così, verso mezzogiorno, prendiamo la metro diretti al sushi. Il ristorante sembra uscire da un videogioco: strane forme di color rosso vivo si innalzano dal pavimento e diffondono nel locale una tenue luce, che si perde nelle pareti così scure da offuscare gli occhi. Ad annientarli completamente ci pensano i tablet per le ordinazioni con la luminosità al 100%, la quale, insieme a una musica ipnotizzante dal tono soffuso, rende chiaro che vista e udito sono sensi che è meglio abbandonare in un All You Can Eat. In questa atmosfera surreale il tempo non può che fare quello che vuole: si dilata in modo estenuante fino all’arrivo dei primi piatti, scorre via in un attimo fra le portate e le battute, rallenta gradualmente fino ad arrestarsi del tutto negli istanti finali in cui anche un chicco di riso fa la differenza tra l’onore e la sovrattassa.

Soddisfatto l’appetito anche più del necessario, con movimenti lenti e compassati ci dirigiamo verso l’uscita e io saluto i compagni di università per tornare verso la stazione. Il fatto di aver dimenticato gli auricolari e non avere più niente da ripassare rende interessanti perfino i piccioni sulla banchina. Per fortuna la stanchezza inizia a farsi sentire, e così, complice un silenzio che si può trovare solo un treno delle 15, chiudo gli occhi e il viaggio passa un po’ più in fretta anche senza musica.

Tornato a casa, prima dell’allenamento ho giusto il tempo di salutare mia sorella, appena tornata da un viaggio di lavoro, e scoprire che i Three Days Grace hanno rilasciato una nuova canzone. Proprio ciò che ci voleva per risollevare la tensione emotiva, necessaria per affrontare un lavoro aerobico: nella speranza che il sushi non renda le due serie da 800 e 400 metri più traumatiche di quanto già non siano. Fortunatamente aver evitato qualsiasi cosa fritta a pranzo dà i suoi frutti, e la volontà di associare al compleanno un allenamento andato bene è abbastanza forte da rendere i tempi complessivamente migliori di quelli di settimana scorsa.

Sotto la doccia post-corsa ho modo di recuperare un po’ di energie e riorganizzare i pensieri in vista della cena per festeggiare insieme agli amici. La serata è un altro meraviglioso momento di condivisione di cibo, pensieri, risate, commenti su video di insetti orrendi che si azzannano a vicenda e chi più ne ha più ne metta. Solo lo scoccare della mezzanotte mi fa realizzare che questa giornata così impegnativa è davvero volata, lasciandomi con quel profondo senso di gratitudine che mi ha spinto a scrivere questo articolo; non prima, però, di aver fatto una bella dormita.

Lascia un commento