Sin dalla sua nascita, il piccolo folletto Olly aveva sempre vissuto con la sua famiglia nell’incavo del grande albero. Ogni sera, come da tradizione fra i minuti popoli del bosco, i genitori gli raccontavano storie e leggende provenienti dal mondo là fuori: a volte lo incuriosivano descrivendo i paesaggi della radura; altre lo ammonivano di quali pericoli avrebbe corso se si fosse esposto alla vista delle creature giganti, stringendogli la mano quando sentivano il suo cuore palpitare per l’eccitazione; altre ancora gli raccontavano delle straordinarie avventure del nonno, che alle prime piogge d’autunno si inoltrava fuori dalla corteccia e aldilà del ruscello, tornando sempre con una grossa castagna con la quale avrebbero cucinato insieme una squisita zuppa. Col passare dei giorni, e poi dei mesi, e poi ancora degli anni, il suo desiderio di uscire dal rifugio si era espanso al punto da occupare costantemente i suoi sogni. Ora il suo quinto compleanno stava per arrivare, il che significava che avrebbe potuto finalmente scoprire com’era il mondo all’esterno: nonostante gli sforzi non era riuscito a prendere sonno per tutta la notte, e quando proprio non ne poteva più di attendere era corso dai genitori: “Sveglia, è il grande giorno!”.
Così andarono tutti insieme a tavola e mangiarono per colazione una fresca bacca di ginepro. Poi Olly e il papà ne misero un’altra negli zainetti, realizzati intrecciando gli aghi dei ricci, salutarono la mamma e si incamminarono lungo il grande sentiero interno che dall’incavo li avrebbe condotti fino alle radici dell’albero. Olly era pieno di stupore quando vide finalmente la porta di legno che dava all’esterno, e utilizzò tutta la forza che aveva in corpo per sollevarla insieme al papà. Quando varcò la soglia il giovane folletto inspirò a pieni polmoni e percepì con tutti i sensi il richiamo della foresta: il suo naso fu pervaso dal profumo inebriante della terra bagnata; udì lo scrosciare del ruscello farsi strada fra gli arbusti lontani; vide migliaia di formiche operaie avanzare senza sosta attraverso le foglie cadute, in cerca di qualcosa da mangiare. Sarebbe rimasto per ore a contemplare in estasi quello spettacolo, ma il papà lo invitò a salutare le formiche e proseguire: aveva in serbo per lui una sorpresa speciale un po’ più a ovest.
Dopo aver camminato a lungo giunsero nei pressi di una grossa radice sporgente, sulla quale si arrampicarono aggrappandosi alle venature del legno. Quando raggiunsero la cima, Olly guardò in basso e vide decine di grandi creature verdi che volteggiavano nell’aria umida. Il papà, che aveva intravisto un velo di timore nel suo viso, lo rassicurò: “Olly, quella che stai vedendo è la grande metropoli delle cimici! Nonostante il loro aspetto minaccioso, sono amiche dei folletti del bosco. E sono in grado di muoversi senza toccare il terreno!”. Olly aveva sentito già la parola “volare” una sera in cui il papà, un po’ sovrappensiero, gli aveva rivelato che il suo sogno più grande era costruire uno strumento che gli avrebbe permesso di librarsi in aria; alla vista della metropoli, tuttavia, il piccolo folletto era troppo agitato per realizzare cosa stesse vedendo, e per scorgere l’entusiasmo di una visione lontana nelle parole del papà. Proprio in quell’istante la cimice Navi, che aveva riconosciuto il papà di Olly da lontano, si diresse verso di loro e disse: “Tu devi essere Olly, buon compleanno! Il tuo papà ti ha preparato una sorpresa speciale: ora aggrappati alle mie zampe e vedrai!”. Olly si girò incerto verso il papà, che gli rivolse uno sguardo d’intesa, gli prese lo zainetto per renderlo più leggero e gli raccomandò di tenersi forte. Così il folletto si fece coraggio e afferrò le zampe di Navi: che sorpresa lo avrebbe atteso?
Quando la cimice si sollevò da terra Olly sentì un vuoto allo stomaco e tentò di gridare per la paura, ma il vento gli soffocò l’urlo in gola; ci volle qualche istante di apnea prima di riprendere a respirare, e qualche istante in più per rendersi conto che stava davvero volando! Solo allora riuscì a riaprire gli occhi e, per la prima volta in vita sua, poté ammirare con un solo sguardo la fitta trama del bosco alla base dell’albero, scorgendo in lontananza perfino la grande porta di legno. Vedendo che il suo passeggero si era tranquillizzato, Navi aumentò il battito d’ali e si diresse verso il tronco dell’albero alla massima velocità: poco prima dell’impatto virò in modo così improvviso che Olly non riuscì a tenere la presa e iniziò a precipitare. Ancor prima di realizzare cosa stesse accadendo, tuttavia, il folletto sentì qualcosa di morbido attutire l’impatto: era finito su uno strato di muschio, proprio come quello che rendeva il suo cuscino così morbido! Iniziò quindi a scivolare verso il basso, aumentando progressivamente la velocità fino a sfrecciare davanti al papà; dopodiché cominciò la risalita sull’inserto della radice e, quando giunse al punto in cui questa si ripiegava verso il basso, non sentì più il supporto dietro di sé e venne scagliato in aria. All’apice della traiettoria sentì un brivido percorrergli la schiena fino al collo; il vento che gli scompigliava i capelli lo spinse a chiudere gli occhi e, senza volerlo, spalancò il sorriso e tese le braccia, come a voler abbracciare tutto ciò che lo circondava: per la prima volta, in quell’attimo sospeso nel vuoto, Olly si stava sentendo parte di qualcosa di più grande della sua comprensione…
Riprese consapevolezza di sé solo quando sprofondò, quasi mezzo metro più in là, su un mucchio di foglie secche, che il papà aveva trascinato faticosamente il giorno precedente nel punto indicatogli dalle cimici, maestre dell’arte del volo. Navi, che aveva assistito alla scena divertita, tornò a prenderlo non appena lo vide riemergere dal fogliame, e lo riportò dal papà che stava attendendo sulla radice. Olly straripava di adrenalina e avrebbe voluto fare subito un altro giro; tuttavia le giornate d’ottobre si stavano accorciando parecchio, e il papà era consapevole dei pericoli che insidiano i folletti dei boschi all’imbrunire: così gli promise che sarebbero tornati nei giorni successivi. Dopo aver mangiato le bacche di ginepro che avevano negli zainetti, Olly e il papà ringraziarono Navi e ripresero il cammino verso la porta di legno. Rientrati all’interno dell’albero quando ormai il sole non filtrava più attraverso i rami, imboccarono il grande sentiero e giunsero così all’incavo, dove la mamma li aveva attesi con trepidazione. Olly non vedeva l’ora di raccontarle la sua avventura, ma, non appena si sedettero per la cena, distese un braccio sul tavolo, vi appoggiò sopra la fronte e cadde esausto in un sonno profondo.
Una opinione su "Capitolo 1: L’avventura ha inizio!"