Il papà di Olly si avvicinò alla mano e vi fece un giro attorno per capire da dove iniziare. Quando infine si decise, strinse saldamente la presa attorno al polso gelido e puntò i piedi nel terreno, iniziando a tirare verso di sé. Lo sforzo che stava compiendo era enorme: i palmi gli bruciavano per l’attrito e le gocce di sudore gli scendevano lungo la fronte, fin quasi ad offuscargli la vista. Proprio quando stava per cedere a quel corpo pesantissimo, vide finalmente emergere dal terreno la spalla dell’essere misterioso: liberò il fiato che aveva trattenuto per tutto il tempo e mollò la presa, rotolando all’indietro sotto lo sguardo di ammirazione di Olly. Nel frattempo, l’individuo grigio poté finalmente fare leva sul suolo, tirando fuori prima l’altro braccio, poi la testa e infine le gambe.
Olly e il papà guardarono impauriti quella figura ergersi davanti a loro:
– “Chi sei?! Presentati!!” Urlò il papà di Olly, più per farsi coraggio che per incutere timore.
– “Il mio nome è Sun. Vi ringrazio di avermi tirato fuori, me ne stavo lì sotto da così tanto tempo… ” rispose l’individuo, coprendosi gli occhi non più abituati alla luce con due occhialoni scuri. Dopodiché aggiunse:
– “Vi prego, portatemi in un luogo caldo”.
Il papà di Olly non conosceva nessun popolo dalla pelle così spaventosamente fredda e grigia; e qualunque abitante del bosco avrebbe interpretato quell’aspetto, per giunta ricoperto di terra, come un pericolo da cui tenersi alla larga. Eppure non avvertiva una minaccia nella voce dell’individuo, anzi, percepiva una sofferenza ben maggiore di quella che questi voleva mostrare; perciò si convinse a condurlo nell’incavo del grande albero.
Dunque i tre si incamminarono in fila indiana sul sentiero di ritorno. In prima linea, Olly mostrava con orgoglio la sua maestria dei sentieri del bosco:
– “Ora andiamo di qua, poi dopo il sasso giriamo a destra e poi giriamo a sinistra. So io la strada!” .
Il papà, invece, chiudeva la fila, tempestando di domande lo sconosciuto che stava nel mezzo:
– “Perché sei così grigio?”
– “Sono grigio perché sono fatto di ferro, ovviamente!”
– “Ferro? Cos’è?”
“Ah, non lo conoscete… meglio così. Si tratta di un elemento dalle proprietà speciali, che a lungo hanno rappresentato una benedizione per la mia terra natia; poi, tuttavia, ne sono diventate la rovina.”
– “Aspetta, quindi non sei del bosco?”
– “Esatto. Provengo da un’isola antichissima, circondata dal mare più bello del mondo. Era un vero e proprio paradiso, fino a che non scoprimmo il grande giacimento di ferro… Da quel momento iniziammo a scavare ovunque per trovarlo: con esso, infatti, potevamo costruire abitazioni più grandi e resistenti, e scambiandolo con i popoli della terraferma potemmo arricchirci e prosperare a lungo”.
– “E poi?” domandò il papà di Olly allo sconosciuto, prima ancora che il figlio potesse chiedergli cosa fossero un’isola e il mare.
La voce di Sun si fece più grave e sommessa:
– “La nostra fortuna iniziò ad essere malvista dai popoli della terraferma, il cui benessere dipendeva dal ferro che fornivamo loro. Così decisero di attaccarci per impadronirsene, utilizzando quello stesso materiale per fabbricare le loro armi. Ovviamente noi dovevamo difenderci dal nemico, e così scoppiò la guerra. Fu allora che mi arruolai per difendere la mia patria.”
– “La guerra?” chiese il papà di Olly. Sun esitò un attimo a rispondere; per sua fortuna in quel momento intervenne Olly, che aveva rinunciato a seguire il discorso perché non ci capiva niente:
– “Siamo arrivati!” urlò il piccolo folletto.
Lo sconosciuto tirò un sospiro di sollievo: vero, nel sottosuolo aveva immaginato a lungo il momento in cui avrebbe potuto raccontare a qualcuno la sua storia, sperando che ciò l’avrebbe liberato dal peso che gli opprimeva lo stomaco; ma la paura e l’orgoglio gli impedivano ancora di cedere alle emozioni che portava dentro. E siccome erano giunti alle pendici del grande albero, poté sviare la domanda facendone un’altra:
– “Dove ci troviamo?”
– “Questa è casa nostra” rispose Olly: “Ora incontrerai anche la mamma!”.
Dopo aver risalito il sentiero, Sun venne accolto nell’incavo dell’albero: il papà di Olly accompagnò il nuovo ospite vicino al fuocherello e spiegò la situazione alla mamma, che andò a preparare un po’ di zuppa; nel frattempo, Olly correva in giro per recuperare le posate e la sua tovaglia preferita, cioè un pezzo di tessuto color cremisi che aveva trovato un giorno fra le foglie.
Mentre i folletti erano indaffarati, Sun si avvicinò al braciere e tese le mani verso il fuoco, fin quasi a toccarlo. Iniziò così ad avvertire il tepore della fiamma infondersi nel suo corpo metallico, risalendone gli arti fino al petto e al volto, per poi scendere giù verso il ventre e le punte dei piedi. Quando la sua temperatura corporea fu di nuovo uniforme, il calore cominciò ad accumularsi nell’addome, dove la tensione che Sun aveva ammassato per tutto quel tempo si sciolse lentamente: e come la pressione sul suo stomaco, anche il controllo sui suoi sentimenti si allentò, permettendo finalmente alle lacrime di sfuggirgli dagli occhi, e scendergli sulle guance riflettendo il bagliore del focolare.
Olly, che gli stava passando accanto, si accorse di ciò che stava accadendo e gli chiese:
– “Perché piangi? Ti sei scottato?”
– “No, caro Olly…” rispose Sun, allontanandosi dal crepitio dei legnetti ardenti e distendendo fra i singhiozzi un cenno di sorriso: “Sto piangendo perché, finalmente, potrò raccontare a qualcuno tutto quello che ho tenuto dentro così a lungo… I ricordi di ciò che ho vissuto prima di diventare chi sono: un soldatino di ferro”.
-CONTINUA-