Capitolo 5: Verso l’alto!

– “E tu a quale categoria appartieni?” – gli chiese Margie.
– “A quelli che vogliono cambiare il destino!” rispose Sun senza esitare. “Per questo motivo dovete dirmi come uscire da questo bosco: domattina partirò per ritrovare la mia sorellina e la mia famiglia”.
– “Ma noi non lo sappiamo”, disse Ulmus: “Nessun folletto si è mai spinto fino ai confini del bosco, perché ciò vorrebbe dire viaggiare di notte… e questo noi non possiamo farlo: ci sono un sacco di esseri spaventosi nell’oscurità”.
– “Cavolo… qualche insetto notturno non mi fa paura, ma rimane il problema che non so dove andare. Non conoscete nessuno che sappia dirmi la strada?” domandò Sun preoccupato. Margie ci pensò un attimo e poi disse:
– “Beh, a dirla tutta… forse il vecchio saggio potrebbe sapere qualcosa. Non trovi, Ulmus?”
– “Il vecchio saggio? Vuoi dire che non siete da soli qui nel grande albero?” chiese Sun, un po’ confuso.
– “Ma certo che non siamo soli” rispose Ulmus. “Siamo il popolo dei folletti! E il vecchio saggio è il più anziano di tutti noi, nonché il capo della nostra tribù. Però lui sì che è un po’ solitario… vive nel nido della merla Penelope, detta Penny, fra i rami più alti del grande albero; e viene a visitarci una volta all’anno, il primo giorno di primavera. Però l’inverno è appena iniziato e nessuno di noi è in grado di salire così in alto, nemmeno con Navi, la più veloce delle cimici. Ci sono solo due modi per arrivare lassù: con Penny, oppure con gli scoiattoli… che però sono già andati in letargo”.
– “Ho capito” disse Sun. “In casi come questo, tra gli uomini si fa in questo modo: se non possiamo ottenere qualcosa con i mezzi che abbiamo a disposizione, ne creiamo di nuovi… Che ne dite di costruire una mongolfiera e volare dal vecchio saggio?”
– “Volare? Come ho fatto con la cimice Navi?” chiese Olly.
– “Esattamente” rispose Ulmus, a cui gli occhi avevano iniziato a brillare. “Ma questa volta potremo andare molto, molto più in alto! Sun, non perdiamo altro tempo: domattina inizieremo i lavori per la mongoliera!”
– “Si dice mongolfiera!”

Quella sera, i tre folletti andarono a letto con la testa immersa fra i pensieri. Margie si immedesimava nella madre del soldatino, che gli aveva dovuto dire addio e non l’aveva più visto tornare; Ulmus si chiedeva come era fatta una mongolfiera, il mezzo che avrebbe potuto trasformare il suo sogno in realtà; Olly invece, nonostante il discorso di Sun fosse stato molto complesso, cercava di immaginarsi quel mondo sconosciuto fatto di mari, isole, colline e strani abitanti. Solo Sun non sognò nulla: la sua mente si trovava in uno stato neutro in cui la speranza, l’angoscia, i ricordi, la paura si bilanciavano perfettamente, così che nessuno di essi potesse prevalere sulla stanchezza. E il suo ronfare ne era una prova!

Il giorno dopo, uscendo all’aperto, i folletti e Sun si trovarono di fronte allo spettacolo incredibile del bosco innevato.
– “Guarda Olly!” disse Margie “È proprio come nelle fiabe che ti racconto la sera, non trovi?”
– “Sì mamma, ma è ancora più bello di come lo descrivi tu!”

In quell’atmosfera magica ebbero inizio i lavori per la costruzione della prima mongolfiera nella storia di bosco PressoilConfine. I folletti chiamarono a raccolta anche le cimici, per farsi aiutare con il recupero dei componenti necessari: pezzetti di legno per il cesto, terra, foglie e perfino il braciere. Trascorsero alcuni giorni di grande traffico nei pressi del grande albero: tutti erano indaffarati nella realizzazione del progetto di Sun. Fino a che…

– “Bene!” disse Sun soddisfatto. “Siamo quasi pronti. Però manca un ultimo dettaglio: senza il pallone non si va da nessuna parte! Avrei dovuto pensarci prima… dove possiamo trovare un pezzo di tessuto abbastanza grande e leggero?”
– “La tovaglia! La tovaglia!” strillò Olly, eccitato all’idea di contribuire finalmente al progetto visto che, fino a quel momento, tutti gli avevano detto ripetutamente di farsi da parte, perché era pericoloso: “Possiamo usare la tovaglia che ho trovato io nel bosco!”
– “Wow… devo ammetterlo” – disse Sun – “Voi folletti non finirete mai di stupirmi. Sembrate così ingenui, ma siete molto ingegnosi! Bene, dobbiamo solo trovare un nome per la nostra mongolfiera. La chiameremo… Archimede!”

Ultimati i preparativi, giunse finalmente il momento della partenza. All’accensione del fuoco il pallone color cremisi iniziò a gonfiarsi, sollevandosi progressivamente dal suolo. Ulmus non stava piú nella pelle, mentre Sun si occupava delle manovre per il decollo. Margie, invece, cercava di tranquillizzare Olly, che a dire il vero era stra gasato e gridava:
– “Funziona!”
– “È ovvio che Archimede funzioni, Olly! Basta un po’ di aria calda, più leggera di quella gelida di questo mattino invernale, a spingere verso l’alto il nostro fantastico pallone cremisi. Vecchio saggio, stiamo arrivando!”

-CONTINUA-

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