Il 2022 è stato incredibilmente denso di avvenimenti. In questo articolo, che ormai è diventato un appuntamento fisso del 31 dicembre, vorrei condividere le cose più importanti che questo anno mi ha lasciato. Buona lettura!
Mini-indice
1) Linee guida
Qualche mese fa mi sono imbattuto nel libro “The Top 5 Regrets of the Dying” di Bronnie Ware, autrice che lavora nel settore delle cure palliative. Di fatto i seguenti 5 punti sono alla base di molti dei prossimi paragrafi, e sono diventati una sorta di guida a cui ogni tanto mi piace tornare, per vedere se ciò che sto facendo è in linea con essi: perché se non è così, ho imparato che è il momento di cambiare qualcosa…
- vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita vera nei confronti di me stesso, non la vita che gli altri si aspettavano da me
- vorrei non aver lavorato così duramente
- vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti
- vorrei essere rimasto in contatto con i miei amici
- vorrei essermi concesso di essere più felice
Se ci sono azioni che hai rimandato a lungo per un qualche motivo, pur sapendo o sperando che ti porterebbero a soddisfare uno o più di questi 5 punti… non perdere tempo a leggere il resto dell’articolo: corri a compierle! 🙂
2) Giorno per giorno
A proposito di corsa: quando ad agosto ho guardato l’orario di questo semestre, con i suoi 35 crediti, ero quasi convinto che non sarei più riuscito ad allenarmi seriamente. Il piano era dunque quello di fare il possibile almeno per il mese di settembre, in vista di una gara importante; poi dopo questa gara avrei pensato al resto, un po’ spaventato dall’eventualità di dover smettere.
In realtà i sacrifici di settembre, ad esempio spostare il giorno di riposo dalla domenica al martedì, hanno pagato anche più di quanto sperassi: gli allenamenti andavano sorprendentemente bene, e all’ultimo 800 della stagione ho perfino realizzato il mio record, superando il tempo di un atleta e amico che per anni ho guardato con ammirazione cercando di ispirarmi a lui; ed è stato un momento che non dimenticherò mai.
Il primo insegnamento che ho tratto da questa esperienza è quello di ascoltare sempre il proprio corpo, perché a volte ha ragione più della mente: e da questo punto di vista, ogni giorno mi rendo conto di come lo sport e la corsa siano un mezzo incredibile per imparare a conoscersi, quasi come una forma di meditazione. Il secondo è di non fasciarsi la testa prima di romperla: meglio concentrarsi su ciò che sappiamo di poter fare qui e ora, e non su ciò che crediamo di non poter fare nel futuro.

3) Ciò che c’è dietro
Da quando pratico atletica sono sempre andato “al campo” per allenarmi. Dopo cinque anni che corro, però, sentivo il bisogno di iniziare a contribuire maggiormente a questo sport meraviglioso (ovviamente nel mio piccolo). Così da questa estate, su invito di un amico, sono entrato a far parte del consiglio direttivo dell’associazione. Ciò mi ha permesso di comprendere meglio alcuni aspetti del mondo dell’atletica di cui fondamentalmente non mi ero mai interessato: la gestione delle gare, l’organizzazione degli eventi, la necessità delle attrezzature… e così via. Da un lato, partecipando a queste attività mi sono reso conto – con stupore – di quanto lavoro ci sia dietro ad un’associazione, per quanto piccola come quella a cui appartengo; dall’altro ho iniziato a interfacciarmi non più solo col mio allenatore o i miei compagni di allenamento, ma di fatto con chiunque si trovi al campo: i tecnici responsabili dei gruppi più piccoli, il presidente e gli altri membri del consiglio, e anche il gruppo delle ragazze con cui, essendo allenati da allenatori diversi, non ho mai avuto molto a che fare. Ho imparato molte cose in questi mesi, e la mia passione nei confronti dell’atletica è anche aumentata. Ed è solo l’inizio!
4) Il meglio
Quando incontravo qualcuno, fosse anche la tizia alla motorizzazione che mi faceva aspettare 2 ore in fila, mi limitavo a dare per scontato che tutti facessero del loro meglio nelle circostanze in cui si trovavano
(timothy ferriss, il segreto dei giganti, trad. di nello giugliano, cairo publishing s.r.l., 2018)
Dopo quasi due anni passati principalmente in casa, nel 2022 la vita è tornata quasi pienamente alla “normalità”. Ovviamente, fra progetti, viaggi e attività di gruppo ho interagito molto di più con le altre persone, e, com’è giusto che sia, a volte è capitato di incontrare chi la pensasse diversamente; com’è meno giusto che sia, invece, a volte è capitato di incontrare gente a cui avrei detto volentieri – per usare un eufemismo – “era meglio se te ne stavi a casa”. Però potrebbero averlo pensato anche loro di me, nonostante non fosse mia intenzione: ma allora non è che non era nemmeno loro intenzione comportarsi in un certo modo? Così, questa citazione che avevo abbandonato in un angolo nel febbraio 2020 è tornata un pensiero costante nella mia testa: il beneficio del dubbio che chiunque incontro agisca nel modo migliore che le circostanze in cui si trova gli permettono di adottare. Non sempre questa assunzione si dimostra vera: a volte ci sono degli individui il cui modo di fare sembra fatto apposta per mettere alla prova la nostra pazienza e fiducia nell’umanità. Però ho davvero riscontrato che a pensarla in questo modo ci si arrabbia di meno e si vive meglio!
5) Dalla frutta al dolce
E infine ho mangiato una banana per dessert
Gil Carvalho – NUtrition made simple
Rimaniamo in tema citazioni. Una sera, prima di dormire, stavo guardando un video in cui il dr. Gil Carvalho del canale YouTube “Nutrition Made Simple” stava descrivendo un suo tipico pasto. Nonostante fossi già con gli occhi quasi chiusi per il sonno, sentire le parole “I ate a banana as dessert” fu come un’illuminazione: fermi tutti, in che senso la frutta come dolce!?! Intendi dire che non sono necessariamente due cose diverse?
Dal giorno dopo, in cui ho iniziato a mangiare la frutta cercando di vederla come il dolce che conclude il pasto, alzarsi dal tavolo senza cioccolato, snack o dolci confezionati è diventato molto più facile. E pensare che è partito tutto da una banana come dessert…

6) Un nuovo cammino
Si può dire che l’esempio degli zuccheri “concluda” un lungo periodo in cui ho modificato di molto le mie abitudini alimentari, specialmente sotto l’aspetto “salutare”: l’ultimissimo step è stato mettere finalmente una bottiglia d’acqua sulla scrivania dove passo gran parte del tempo in casa, in modo da bere molta più acqua di prima. Un aspetto su cui invece ho iniziato a muovere alcuni passi in modo più deciso solo quest’anno è quello “etico”, riguardante cioè da un lato l’impatto ambientale del cibo, dall’altro le condizioni in cui versano gli animali da allevamento. Col tempo ho iniziato a chiedermi sempre più spesso se non ci fosse un’alternativa migliore a ciò che avevo nel piatto, il che mi ha portato – in modo sorprendentemente naturale – a rimuovere i salumi più salati e grassi dalla dieta, a non bere più latte vaccino, e a preferire i secondi di verdura i giorni in cui andavo in mensa. Purtroppo le carne bianca e gli affettati magri sono ancora il modo più rapido per avere un apporto equilibrato di proteine, essenziale per gli allenamenti quotidiani tra corsa e palestra: però ammetto che mi piacerebbe tendere sempre di più a una dieta vegetariana, e andare verso questa direzione è un impegno che ho preso con me stesso per il 2023. Vedremo dove riesco ad arrivare :).
7) Money
Negli ultimi anni l’argomento “ricchezza” mi ha interessato relativamente poco: diversi studi1 hanno mostrato come, oltre una certa soglia, il benessere esperito non dipenda più dai guadagni, motivo per cui mi sono sempre detto che a guadagnare il “giusto” sarei stato più che soddisfatto.
Quest’anno, tuttavia, sono venuto a conoscenza del mondo dell’effective altruism (EA), ovvero un campo di ricerca che ambisce a “fare bene meglio”: cioè, a trovare i modi più efficaci di aiutare gli altri attraverso la propria carriera lavorativa e le proprie azioni. Il primo metodo che viene in mente è chiaramente quello di lavorare in un settore ad alto impatto, ad esempio nella ricerca o in un’associazione che si occupa di temi che ci stanno a cuore. Però, mi ha fatto riflettere molto il fatto che uno dei modi per aiutare il maggior numero di persone possibile sia basato sul concetto di “earn to give”: tradotto, guadagnare molti più soldi di quelli che ci servono davvero per destinarne una certa percentuale alle associazioni di beneficenza più efficaci (che, secondo la community di EA, sono le seguenti). Chiaramente, già guadagnare più di quanto si ha bisogno non è per niente scontato; e inoltre non saprei ancora dire se è una cosa a cui vorrei ambire, perché immagino che anche un fine come quello di aiutare gli altri possa portare ad adottare mezzi disonesti. Ad ogni modo il mondo dell’EA è curioso e stupefacente, oltre ad essere un’ottima dimostrazione di due fatti che è bene tenere a mente: il metodo più diffuso non è sempre il più efficace, e nessuna opzione andrebbe scartata a priori.
8) Scegli a chi prestare ascolto
È abbastanza ironico pensare adesso a come spendere soldi che non ho :), ma almeno mi dà modo di riflettere sulle scelte che devo fare per diventare la persona che vorrei essere. Pensando invece a quelli che ho ora, di certo non mi verrebbe in mente di spenderli per le news: anche perché quando apro un articolo e mi viene coperto da un banner che mi chiede di abbonarmi mi viene solo il nervoso… Eppure, sono sempre più convinto che a leggere o ascoltare notizie gratuite chi ci guadagna non sono certo io:
- nella maggior parte dei casi, le notizie “gratuite” non sono gratis manco per sbaglio, perché ormai servono a separare gli annunci pubblicitari anziché il contrario
- i media gratuiti sono generalmente poco imparziali, e sebbene faccia comodo restare nella propria comfort zone, senza uscirne non si può evolvere il proprio pensiero
- senza titoli sensionalistici non si cattura l’attenzione della gente, per cui l’informazione di bassa qualità fa appello alle emozioni negative delle persone, cercando di tirare fuori il peggio da esse: per quanto io non segua eccessivamente la politica, le ultime elezioni ne sono un esempio lampante.
Sembrerebbe che le uniche opzioni siano escludersi dal mondo oppure pagare. Fortunatamente, nel mio caso ho trovato una buona soluzione da quando il Politecnico ha attivato una convenzione per abbonarsi gratis al New York Times. Ovviamente, il fatto che normalmente questi contenuti sarebbero a pagamento non assicura l’assenza dei problemi sopra elencati, però è sicuramente molto meglio di niente. Inoltre ho apprezzato tantissimo la possibilità di scegliere quali rubriche settimanali ricevere nella mia newsletter, così da poter separare le notizie positive da quelle negative e leggere le une o le altre a seconda di come mi sento: una libertà di cui non pensavo di avere così bisogno, ma di cui ora potrei difficilmente fare a meno.
9) Sui dettagli, l’entusiasmo e la scrittura
Sono dell’idea che per agire bene in qualunque ambito siano necessari due ingredienti di base: ottimismo ed entusiasmo. Eppure, nonostante i miei sforzi di centellinarle nei momenti opportuni, le notizie di quest’anno sono state difficili da assimilare, e di certo non hanno contribuito a questi due stati d’animo. Non mi sorprende troppo, dunque, aver sentito il bisogno di cercare altrove degli elementi che potessero aiutarmi a recuperare l’ottimismo e l’entusiasmo nei momenti più difficili. La soluzione migliore che ho trovato è stata prestare sempre più attenzione ai dettagli e ai particolari, perché mi ricordano ogni giorno che c’è sempre qualcosa di meraviglioso per cui stupirsi: che sia l’uccellino in cerca di briciole sul terrazzo, le foglie che si staccano dagli alberi o l’anziano in metro coi baffi sporchi di cioccolato. Molti di questi elementi sono confluiti nei miei ultimi articoli, e in particolare nei capitoli del racconto di Olly (che andrà avanti!): sentivo di “avere dentro” qualcosa del genere da mesi, ma non avevo mai avuto il coraggio di scriverlo – immagino per timore di scoprire dove ciò mi avrebbe portato – finché un momento in cui avevo l’entusiasmo sotto le suole per vari motivi è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Così il primo capitolo, che inizialmente doveva chiamarsi “impressioni d’autunno” proprio perché incentrato sui colori e i profumi di questa stagione, si è trasformato nella descrizione di un mondo fantastico in cui il protagonista sperimenta l’entusiasmo ai massimi livelli: e fortunatamente ha funzionato anche su di me! A partire da quel capitolo, infatti, scrivere è diventato non più soltanto un modo di condividere pensieri che altrimenti non uscirebbero dalla mia testa, ma anche uno strumento davvero overpowered per recuperare, specialmente nei momenti difficili, la versione di me stesso che ritengo migliore: quella entusiasta, che mette i punti esclamativi in fondo alle frasi. E a volte anche la faccina! 🙂

10) I puntini e la fisica
Questo fatto, che le lune e i pianeti e le stelle sono governati da una regola semplice, e l’uomo è stato in grado di capirla e prevedere il moto dei pianeti, ha reso plausibile la speranza che anche altri fenomeni del mondo siano governati da leggi tanto semplici e meravigliose.
(richard feynman, sei pezzi facili, trad. di laura servidei, adelphi edizioni s.p.a milano, 2000)
L’ultimo paragrafo della top ten dell’anno scorso riguardava il concetto secondo cui i puntini si possono unire solo alla fine: un monito con cui cercavo di rassicurarmi sul fatto di non avere le idee chiare su cosa volessi fare nel futuro, e di non saper dare risposta a molte delle domande che mi ponevo: una su tutte, se avessi scelto la strada giusta con il corso di ingegneria fisica. Quest’anno, pur con i suoi alti e bassi, ho vissuto alcuni momenti speciali in cui veramente avrei potuto dire “cavolo, questo puntino si sta unendo a quello, e quello a quest’altro”. E l’esempio più lampante è proprio la fisica: nel 2022 ho avuto quattro professori davvero eccezionali, ognuno a suo modo massima espressione di una delle caratteristiche che mi hanno fatto appassionare sempre più a questa materia così affascinante: ordine, stravaganza, difficoltà, efficienza. Questo vuol dire che ora so cosa farò tra un paio d’anni? Non esattamente. Ma ho meno dubbi e non ho mai provato una soddisfazione così grande nello studiare ciò che sto studiando.
Conclusione
All’inizio dell’anno avevo intenzione di rimuovere alcuni articoli che rileggevo chiedendomi “ma perché ho scritto ste robe? :)”, e per un attimo, tipo a febbraio/marzo, credo di aver addirittura pensato di smettere di scrivere: riguardare ciò che avevo pubblicato non mi soddisfaceva affatto, e anzi a volte un po’ mi imbarazzava. Per questo motivo vorrei concludere l’ultimo articolo dell’anno con un ringraziamento iper-speciale alle persone che mi hanno motivato a continuare a scrivere: sapere che c’è qualcuno che attende un nuovo articolo o capitolo mi dà una felicità senza prezzo, e per questo non posso che ringraziarvi di cuore.
Per finire, naturalmente ti auguro uno splendido 2023. A presto!
Note
- Dal libro “Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kanheman:
Il livello di appagamento oltre il quale il benessere esperito non aumenta più risulta essere un reddito familiare di 75000 dollari nelle aree ad alto costo della vita. […]
(daniel kanheman , pensieri lenti e veloci, trad. di laura serra, mondadori libri s.p.a., 2015)
Oltre il livello di reddito dell’appagamento, ci si possono pagare altre esperienze piacevoli, ma si perde in parte la capacità di godersi quelle meno costose.