Capitolo 7: Tornando a casa

Il sole scendeva lentamente verso l’orizzonte, lanciando i suoi ultimi caldi raggi fra gli alberi spogli di bosco Pressoilconfine. Nel tepore della sua dimora, il vecchio saggio Tulip aveva terminato di raccontare la sua storia al soldatino Sun e a Ulmus, il papà di Olly. Il tè caldo che il padrone di casa aveva preparato si era da tempo raffreddato: in compenso la cena era quasi pronta, e il profumo che fuoriusciva dalla corteccia era così accattivante da aver ricordato a Olly, ancora nel nido di Penny insieme alla mamma Margie, che anche a giocare a nascondino dopo un po’ ci si stanca e ci si affama. La cena però fu molto breve: non appena calò il buio, infatti, la Compagnia della Falce di Luna (così l’aveva chiamata Olly) si mise in viaggio a bordo di Penny per raggiungere l’isola Siniaja, la madrepatria di Sun.

Il viaggio durò due mesi e fu ricco di avventure: come quella notte in cui Penny venne inseguita per diversi minuti da un falco, dal quale riuscì a nascondersi all’ultimo, ormai sfinita dall’inseguimento, sotto una tegola spezzata; o quando una sera, allontanatosi dai grandi mentre cercavano qualcosa da mangiare, Olly si ritrovò di fronte a un imponente cavallo, che avvicinò il muso al piccolo folletto ed emise un respiro così poderoso da farlo rotolare via. Comunque, pericoli sventati a parte, quel viaggio dette l’opportunità a Olly, Margie e Ulmus di aprire per la prima volta il proprio sguardo sul mondo: videro distese di sabbia le cui forme venivano continuamente ridisegnate dal caldo vento del Ghibli; monti innevati che si innalzavano nel cielo fino a celare le proprie cime fra le nuvole; e infine, la scura superficie increspata dalle onde che continuamente si ingrandivano per poi infrangersi contro gli scogli, vittime della paziente forza al contempo vitale e distruttrice dell’acqua. Olly e i suoi genitori erano rimasti senza fiato parecchie volte in quel viaggio: ma nulla aveva esercitato su di loro un timore così reverenziale da diventare attrazione come il riflesso della Luna scintillante sul tetro Mar Buio.

I pensieri di Sun, invece, erano di tutt’altro tipo. Il soldatino aveva sorvolato quel mare già una volta, quand’era un giovane uomo: il suo obiettivo era di vendicare la propria isola, devastata dai guerrieri del Paese di Noch che volevano farne proprie le miniere di ferro. Questa volta invece, il soldatino procedeva insieme ai suoi amici folletti nella direzione opposta; era mille volte più piccolo; e non pensava più alla sete di vendetta, ma solo a non sprecare l’opportunità che il destino gli aveva concesso per riabbracciare la sua amata sorellina Frühling. Immerso fra questi pensieri se ne stava spesso in disparte sulla nuca di Penny, scrutando l’orizzonte come un marinaio che attende di avvistare la terraferma dopo un naufragio; ed era così assorto nei suoi ricordi che spesso non sentiva nemmeno i rombi delle esplosioni, che indicavano come la guerra stesse ancora proseguendo, notandone a malapena i bagliori che illuminavano il cielo a intermittenza. In momenti come quelli il vecchio saggio rassicurava i suo amici folletti che nessuno li avrebbe mai scoperti, perché, diversamente dai giganti umani, loro erano “piccoli così”: e grazie alla tranquillità che Tulip infondeva a Margie e a Ulmus, anche il piccolo Olly riusciva sempre ad addormentarsi fra le braccia dei genitori.

Una notte Olly fece un sogno davvero strano: si trovava sull’isola Siniaja, che immaginava fosse tutta grigia come il corpo ferreo di Sun; a un certo punto, per un qualche motivo sconosciuto, aveva iniziato a piangere, e le sue lacrime avevano bagnato il terreno: e con suo enorme stupore ne erano spuntati alcuni germogli verdi. Non capiva bene cosa stesse succedendo, ma proprio in quel momento venne svegliato da un raggio di luce accecante che all’inizio credette essere il sole, salvo poi rendersi conto che il cielo sopra di sé era ancora buio pesto; ma la spiegazione di quale ne fosse l’origine arrivò molto presto dalle parole di Sun:
– “Quello è Faro Lucente…siamo arrivati all’isola Siniaja!”

Faro Lucente era stato costruito su un promontorio che si immetteva nel mare, in corrispondenza dell’estremità più orientale dell’isola Siniaja. Il suo raggio di luce roteava nella notte percorrendo una perfetta circonferenza: in questo modo, metà di essa indicava la via alle poche navi che tornavano superstiti dalle battaglie con la flotta del paese di Noch; l’altra metà illuminava il cielo sopra le miniere dell’isola, che di quelle battaglie erano state la causa. Anche di notte si udiva l’incessante picchiettio, alternato da qualche fragorosa detonazione, proveniente da quelle miniere: infatti il ferro era necessario non solo per l’esercito, ma anche per assicurare all’isola il supporto economico delle nazioni alleate. Tuttavia, complice lo spostamento del campo di battaglia sul continente, nel resto dell’isola la vita era tornata a scorrere più o meno tranquilla, per quanto tranquilla possa definirsi una quotidianità sotto la legge marziale. Tale regime aveva forzato tutti gli adulti a trovare un’attività che permettesse di contribuire alla guerra, direttamente o indirettamente; i piccoli, invece, a trovare un’attività che permettesse loro di distogliere l’attenzione da ciò che stava avvenendo, sollevando così dai genitori il peso di ricevere domande a cui non avrebbero saputo dare una risposta. Fra queste attività, quella di maggior successo nel paese di Borgo Ciottolato era rappresentata dalla scuola di danza “Edificio 21”, così chiamata perché istituita in un vecchio edificio malmesso che durante il primo assalto aveva svolto la funzione di bunker per gli abitanti. Era proprio in quel luogo semi-immerso nell’oscurità che Frühling, la sorellina di Sun, amava passare i suoi pomeriggi: nessuna sensazione era per lei paragonabile a quell’assenza di pensieri che solo il volteggiare nel suo abito di tulle le sapeva dare; e in quei momenti, perfino il ricordo doloroso del fratello scomparso si inchinava alla capacità della ragazza di muovere i passi ed emozionare chi la osservava.

In una delle ultime lettere che ricevette in trincea, Sun era venuto a conoscenza della nuova passione della sua sorellina. E ora che si trovava di nuovo nei pressi dell’isola madre, si rivolse al vecchio saggio chiedendogli:
– “Tulip, tu hai viaggiato in lungo e in largo e conosci molti segreti della natura e delle persone. Dimmi, esiste un modo in cui io possa abbandonare il mio passato di soldato e tornare l’uomo che ero prima?”
Come sempre, Tulip rifletté a lungo prima di rispondere al suo amico. Dopodiché gli disse:
– “Caro Sun, purtroppo nessun soldato avrà mai il la fortuna di poter dimenticare gli incubi del proprio passato. Ma un modo per farti tornare un essere umano… Quello forse c’è!”

-CONTINUA-

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