Ultimo capitolo: Come la primavera

Nell’aria tiepida di quella notte primaverile, seguendo le meticolose indicazioni di Sun, Penny intraprese la lenta discesa verso Borgo Ciottolato. Nel frattempo, il vecchio saggio Tulip stava spiegando al soldatino la sua idea per farlo tornare un essere umano:
– “Il ciondolo a forma di falce che porti al collo, illuminato dallo spicchio di luna all’apice del suo cammino nel cielo notturno, ti salvò la vita trasformandoti in un soldatino di ferro. Molti anni fa, in uno dei miei viaggi, conobbi un astronomo di nome Anassagora, il quale mi disse che la luce della luna non è che un riflesso di quella del sole: se aveva ragione, forse potresti tornare ad essere umano esponendo la falce alla luce di… uno spicchio di sole!”
– “Uno spicchio di sole? Ma come potrò vederlo, se il sole è sempre rotondo?”
– “Potrai vederlo solamente nel giorno di un’eclissi solare, ovvero quando la luna passerà fra la Terra e il sole sovrapponendosi ad esso!
– “E quando avverrà questa eclissi solare?”
– “Sei fortunato, Sun: secondo i calcoli di Anassagora, l’eclissi avverrà esattamente fra due giorni!”.

Affidandosi alle parole del vecchio saggio, e sperando che quell’astronomo dal nome così complicato avesse davvero ragione, Sun aspettò pazientemente il trascorrere di quei due giorni, che gli sembrarono i più lunghi della propria vita. E finalmente il giorno dell’eclissi arrivò, ponendo fine all’attesa estenuante del soldatino di ferro.

Quando ormai il sole stava già discendendo, la luna fece capolino sul suo disco, che iniziò ad essere progressivamente oscurato fino a che, per breve tempo, non rimase che una sottile falce luminosa. Il cielo, fattosi quasi completamente buio, permise a Sun e a tutti gli abitanti dell’isola di alzare finalmente gli occhi verso l’abbraccio dei due astri: e in quel momento il piccolo soldatino sentì il suolo allontanarsi progressivamente dal suo viso mentre il suo corpicino si espandeva, la dura corazza ferrea si ritrasformava in un sottile strato di pelle, e il sangue riprendeva a scorrere nelle arterie trasportando con sé il calore. Olly, Margie, Ulmus e il vecchio saggio Tulip si erano nascosti dietro a un sassolino, cercando di intravedere nella penombra la trasformazione: e rimasero senza parole quando l’amico li salutò dall’alto non più con il timbro metallico e gelido a cui si erano abituati, ma con una voce calma, dolce e soprattutto… umana.

Non appena i raggi del sole emersero nuovamente, rischiarando il cielo, l’umano Sun prese i folletti nel palmo della propria mano e, seguito da Penny che volteggiava sopra di lui, corse verso il recinto che delimitava la casa della sua famiglia. Il ragazzo chiamò a gran voce la madre, il padre e la sorellina, che stavano ammirando il grande spettacolo del cielo nell’ampio terreno arido fra la casa e la staccionata; appoggiandovisi con la mano libera la scavalcò con un agile balzo, dopodiché si caricò i folletti in testa, fra i capelli neri spettinati, e giunto alla sua famiglia la strinse in un abbraccio così forte che le sue mani si ricongiunsero chiudendo il cerchio.

Non esistono parole che potrebbero spiegare ciò che ciascuno provò in quel momento, e se esistessero, di certo non sarebbero efficaci quanto i loro gesti: la madre del ragazzo rimase impietrita in quell’abbraccio, grazie al quale rimase in piedi nonostante le gambe le stessero cedendo; il severo padre si commosse per la prima volta in vita sua alla vista del figlio che credeva scomparso; la sorellina Frühling, colma di una gioia incontenibile, si sfilò dall’abbraccio per trasmettere la sua felicità all’aria, salendo sulle punte dei piedi e compiendo una serie di piroette che terminò solo quando, perso l’equilibrio, cadde per terra riempiendo il vestito di polvere, e scoppiando in una fragorosa risata. Sun vide quella scena appena in tempo, prima che i suoi occhi venissero completamente offuscati da lacrime di gioia.

Il piccolo Olly, che non sapeva starsene fermo, si era aggrappato a un ciuffo di capelli che cadeva sulla fronte dell’amico. Quando vide Sun piangere, ricordò il giorno d’autunno in cui la sua famiglia aveva accolto il soldatino nell’incavo del grande albero: quella volta, il giovane folletto aveva compreso che le lacrime di Sun davanti al focolare non erano dovute a una scottatura, come aveva ipotizzato, ma alle emozioni che il soldatino non poteva più contenere dentro di sé: e ora che qualcosa di simile stava di nuovo accadendo, senza capire il perché Olly sentì il bisogno di condividere l’emozione del proprio amico, e anche dai suoi occhi scesero alcune lacrime che la gravità portò fino al suolo. Nel momento in cui le gocce inumidirono il terreno secco accadde qualcosa di sorprendente: proprio come nel suo sogno di alcuni giorni prima, dal terreno emersero alcuni teneri germogli verdi!

Tutti si accorsero di quei germogli e così Sun prese fra le mani i folletti, iniziando a presentarli alla propria famiglia: narrò loro la straordinaria avventura che aveva vissuto, e come solamente grazie a loro era riuscito a tornare a casa. Il racconto si dilungò parecchio, anche perché Margie, Ulmus e Tulip dovettero rispondere a tutte le domande curiose del padre e della madre di Sun; intanto Olly, ripresosi dall’emozione, si era allontanato per giocare insieme a Frühling e Penny. Anche al termine del racconto, tuttavia, nessuno si era saputo spiegare l’origine di quei germogli, che avevano donato un tocco di verde a una terra ormai inaridita da anni di guerra.

Così Tulip, la cui mente, nonostante l’età, era sempre al lavoro, prese la parola:
– “Cari amici, quando molti anni fa incontrai lo Spirito del Bosco, Egli mi raccontò una leggenda tramandata da secoli fra le creature protettrici della Terra: secondo questa leggenda, una volta ogni cento anni nasce nel popolo dei folletti un individuo il cui animo è una sorgente così limpida che le sue emozioni possono prendere forma, e liberate in un pianto di felicità, germogliare in una nuova vita… Quando lo Spirito del Bosco narrò questa storia gli dissi che non capii nulla, ma lui rispose che “chi vivrà vedrà”, e ora credo proprio che la leggenda sia diventata realtà sotto ai nostri occhi!”

– “Quindi… il mio piccolo Oliver sarebbe il folletto della leggenda?” – chiese Margie stupefatta.
– “Cosa?! Olly non è il suo vero nome?” esclamò Sun incredulo.
– “Proprio così! Davvero non te l’abbiamo mai detto?” disse Ulmus sopreso – “Anche Margie è un soprannome, viene da Margherita; vero cara?”
Margie annuì arrossendo, ma proprio in quel momento la sirena del coprifuoco rimbombò sull’isola Siniaja, costringendo tutti a rientrare velocemente in casa.

– “Questo è il coprifuoco” spiegò Frühling a Olly – “Quando suona la sirena dobbiamo rientrare in casa e non uscire per nessun motivo, perché sarebbe molto pericoloso a causa della guerra”. Olly, dopo aver riflettuto un attimo sulla causa che aveva interrotto il loro gioco, sussurrò:
– “Come vorrei che non ci fosse questa guerra, così saremmo rimasti fuori a giocare per tutta la notte…”

Purtroppo però, durante quella notte i rumori lontani della battaglia si fecero più intensi delle precedenti: così il vecchio saggio decise che i folletti avrebbero ripreso subito la via del ritorno, promettendo a Sun e alla sua famiglia che quello non era certo un addio, ma un arrivederci a quando la pace sarebbe finalmente arrivata, portando i suoi frutti come la primavera. Detto questo salì insieme ad Olly, Margie e Ulmus sul dorso di Penny, che scuotendo le ali si sollevò da terra sulla fresca brezza proveniente dal mare. Sun, Frühling e i genitori, sbracciandosi per salutare i loro amici del bosco, seguirono la traiettoria che la sagoma nera di Penny pennellò nel cielo; e quando la merla non diventò che un puntino, il loro sguardo si perse nelle mille sfumature, dal rosso fuoco al giallo zafferano, con cui il tramonto aveva dipinto il cielo. In quel momento Sun, avvertendo nell’aria un profumo che gli ricordava quello di Boscopressoilconfine, si voltò a guardare quei germogli verdi che orgogliosamente stavano crescendo dall’arido terreno: e pensando al suo piccolo amico Oliver, decise che da lì in poi avrebbe chiamato quelle pianticelle olivi, e sperò con tutto il cuore che presto si sarebbero diffuse su tutta l’isola, custodendo fra i loro ramoscelli un desiderio di pace.

FINE

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