Stare bene con se stessi

Da quando ho eliminato Instagram, a febbraio, ho provato a scrivere questo articolo almeno quattro volte. In un paio di versioni sono addirittura giunto alle conclusioni, ma poi, rileggendole, c’era sempre qualcosa che non andava: “Beh, tutto qui?” – mi dicevo perplesso  – “possibile che mi ci vogliano tutte queste parole per non dire niente?”. E a pensarci bene era proprio possibile, anzi, quasi inevitabile: perché un argomento ci è tanto più chiaro quanto più semplici e poche sono le parole con cui siamo in grado di spiegarlo; e io di chiaro in testa avevo ben poco.
Così, per fare un po’ di ordine, negli ultimi mesi ho atteso che tutte le conseguenze di quella scelta si rivelassero pian piano: a volte sotto la doccia, a volte studiando per un esame, altre ancora al bar con gli amici. Finalmente, ora che sento di averle raccolte tutte, ecco la versione condensata e rifinita di tutto ciò che ho imparato!

Il problema

Nel mio caso, il problema principale che ora attribuisco all’utilizzo di Instagram non era la quantità irrisoria di tempo che passavo sull’app, o il fatto di paragonare la propria vita a quella degli altri; bensì le risorse mentali che quei pochi minuti frammentati portavano via dal resto della giornata. Penso che questa sorta di “furto dell’attenzione”, di fatto da me autorizzato, avvenisse in tre modi:

  1. procurandomi distrazioni più o meno frequenti in momenti in cui sapevo di dover rimanere concentrato, ad esempio a lezione;
  2. occupando i momenti di noia in cui la mente, come un forno, dovrebbe cuocere ciò che viviamo e che impariamo, restituendo rispettivamente ricordi-emozioni e conoscenza-idee;
  3. riempiendo il forno con centinaia di cibi diversi e tempi di cottura differenti, cosicché, alla fine, tutti i sapori sono mischiati e nessun alimento è cotto a puntino.

Dunque il risultato di tutti questi stimoli era solamente una grande confusione, e la sensazione di non riuscire a “stare al passo” con tale mole di informazioni.

La soluzione

Opzioni come disattivare o disinstallare l’app, che avevo provato, mi avevano lasciato un “rumore” di sottofondo dovuto alla consapevolezza di poter sempre accedere di nuovo in pochi secondi: perciò, nel mio caso, eliminare il profilo è stata la scelta migliore che potessi fare. Ad ogni modo, ci tengo a sottolineare che tutto ciò è molto soggettivo: magari nel tuo caso il problema nemmeno si pone, e allora tanto meglio! 😊

Conseguenze sperate

Negli ultimi mesi ho imparato a restare concentrato più a lungo durante le lezioni e nello studio; e anche se a volte mi distraggo, ora riesco ad accorgermi che sto divagando, rendendo così più facile ritornare sul pezzo. Sono certo che ciò abbia contribuito, almeno in parte, ai seguenti cambiamenti:

  • un migliore rendimento all’università (e questo è molto utile)
  • una maggiore capacità di “immergermi nel momento” – sia esso un’uscita con gli amici, un film o un libro  – a volte fino ad emozionarmi (e questo non ha prezzo)

Conseguenze inaspettate

  • Senza le storie mi sono reso conto di come queste rappresentassero non solo un modo di allontanare la noia, ma anche una scappatoia per distrarsi nei momenti in cui ero giù di morale, eliminando di fatto la possibilità di fare i conti col mio stato d’animo. Quando non ho più avuto questa via di fuga, nei “momenti giù” ho provato una sensazione di disagio inaspettata e prolungata. Da quando ho capito ciò, ammetto che ci è voluto più tempo del previsto per imparare a “stare bene con me stesso”, e a volte ancora non ci riesco. Ma come per tutto ci vuole un po’ di allenamento, e personalmente ritengo questa capacità così importante da averla messa nel titolo dell’articolo: certo, se le emozioni negative influenzassero solo chi le prova, si potrebbe discutere sull’utilità di saperle affrontare, accontentandosi di bypassarle con un’app; ma ad essere onesti, quante volte ci capita di scaricare sugli altri la frustrazione derivata da problemi irrisolti con noi stessi?
  • Penso che guardare una storia o un post di qualcuno che conosco creasse in me l’illusione di essere, in un certo senso, più vicino a quella persona. Magari da un certo punto di vista è anche vero: ad esempio potevo scoprire che Rosso era andato in vacanza in Sicilia mentre Blu era andata in Erasmus in Finlandia. Tuttavia, queste “piccole dosi di presunta vicinanza” erano più che sufficienti a non farmi desiderare in modo abbastanza intenso di rivedere o parlare con qualcuno, anche dopo tanto tempo. E dico questo perché, proprio quando l’elemento visivo (storie o post) è venuto a mancare, mi sono accorto che l’unico modo per sopperirvi era un incontro di persona, o al limite una videochiamata. Certamente, rispetto a reagire a una storia, queste due opzioni richiedono uno sforzo maggiore in quanto a tempo e organizzazione; ma ora mi sento infinitamente più disposto a ritagliare del tempo esclusivamente per vedere le persone a cui tengo, e anche se ciò non dovesse essere apprezzato (ma in genere lo è), mi rende comunque molto più orgoglioso di me stesso.
  • L’ultimo cambiamento che ho osservato in me stesso negli ultimi mesi è che durante le conversazioni sono molto più attivo, sia nel seguire il discorso che nell’intervenire, e il motivo è semplice: se malauguratamente dovesse calare il silenzio per assenza di argomenti, non avrei alcuna storia o reel come asso nella manica!

Conclusione

Eliminare i social nel 2023 potrebbe sembrare una scelta da hipster in cerca di attenzione. In realtà, per me è stato un passo che volevo compiere da molto tempo, e che solo quest’anno ho trovato il coraggio di intraprendere. Da quel momento a metà febbraio, ci sono volute alcune settimane per auto-convincermi che senza social non mi stavo perdendo nulla; un paio di mesi per capire che i vantaggi erano più degli svantaggi; e 8 mesi per provare finalmente quella sensazione speciale di aver trovato il modo e le parole per esprimere tutte le riflessioni maturate.

Ma quindi, alla fine della fiera, rifarei questa scelta? Mille volte: i cambiamenti di cui ho scritto sopra mi hanno insegnato a stare bene con me stesso, e ciò mi ha reso molto più soddisfatto di ciò che sono; e il motivo, di cui ormai ho la certezza, è che la soddisfazione di stare bene con se stessi è infinitamente più appagante e duratura di quella derivante dai risultati che otteniamo.

Grazie per essere arrivati fin qui, al prossimo articolo!

Note

Le prime versioni di questo articolo prevedevano una descrizione cronologica della mia “relazione”, giunta al termine, con Instagram. Sebbene le abbia scartate perché illeggibili, trovo che la progressione dei titoli provvisori sia molto curiosa, perché riassume perfettamente l’evoluzione delle mie considerazioni sull’argomento:

  • dopo un mese, il titolo era un secco “Senza Social”;
  • dopo due mesi (29 aprile), nel pieno del mio primo semestre universitario senza IG, il nucleo attorno cui intendevo girare era l’opposizione “Segnale e Rumore” (a tal punto ero condizionato dal corso di Elettronica che stavo seguendo…);
  • la versione dell’estate (26 luglio), scritta dopo aver imparato a gestire meglio la maggiore solitudine vissuta durante la sessione, si era trasformata in “Da Soli, con Se Stessi”;
  • il cambio più recente e più significativo è proprio l’ultimo (6 ottobre), in cui ho finalmente realizzato, senza se e senza ma, che senza social vivo meglio.

Infine, ho scelto la foto in copertina proprio perché mi sembra che rispecchi bene questa evoluzione: partendo dalla disturbante sfuocatura sulla destra, lo sguardo sorvola il mare e raggiunge finalmente le pietre in perfetto equilibrio. Perciò, un grazie speciale al mio amico AppetybileDigital per averla scattata e avermi permesso di usarla.

Lascia un commento