La fine dell’anno significa per me tirare le somme di ciò che ho vissuto e imparato nei mesi trascorsi. E più che somme, quest’anno sono integrali!
1. Metterci l’anima
Anche quando “sono cresciuto”, i film d’animazione hanno continuato ad attrarmi per la loro capacità di trasmettere qualcosa in più grazie all’uso dei colori e delle sfumature, e alle infinite possibilità che si aprono una volta abbandonato il vincolo della realtà. Da questo punto di vista, il 2023 è stato veramente un anno d’oro, con 4 film d’animazione che sono stato super entusiasta di aver visto al cinema, e che mi hanno fatto veramente capire la straordinaria potenza di questa tecnica. Vediamo se li indovini dalle seguenti mini recensioni? Non ci sono spoiler :).
- A volte le emozioni sono così intense da non poter essere espresse a parole. Così gli autori le hanno riversate nei colori, attraverso pennellate viola intrise di tensione che hanno poi lasciato spazio a un’esplosione muta di bianco, al contempo sfondo e cornice di un abbraccio.
- Ogni singolo movimento è curato fino al minimo dettaglio in modo maniacale, così come la narrazione fra passato e presente, ricordo e azione. E non si può che seguire con il fiato sospeso quella palla a spicchi volteggiare in aria, sperando con tutto il cuore che finisca nel canestro.
- Una gioia per gli occhi che mi ha fatto ricordare come a volte la trama non serva a nulla; perché, come da bambini, l’unica cosa che conta è divertirsi.
- Un viaggio nel vento al confine fra sogno e realtà, reso ancora più commovente dalle note toccanti di Joe Hisaishi. Mi ha fatto scendere una lacrima!
Quanti ne hai indovinati? Ecco le risposte:
- Spiderman: Across the Spiderverse
- The First Slam Dunk
- Super Mario Bros. – Il Film
- Si Alza il Vento

2. L’ultima frontiera
Sono nato nella prateria, dove il vento soffia e non vi è nulla che spezzi i raggi del sole. Sono nato dove non ci sono recinti e dove ogni cosa respira liberamente. Voglio morire lì e non fra i muri. Conosco ogni corso d’acqua e ogni bosco fra il Rio Grande e l’Arkansas. Ho cacciato e vissuto in quel territorio. Ho vissuto come i miei padri prima di me e, come loro, ho vissuto felicemente.
Parra-wa-samen (Dieci Orsi) dei Comanche Yamparika
(dee brown, Seppellite il mio cuore a wounded knee, trad. di furio belfiore, mondadori, 2023)
“Seppellite il mio cuore a Wounded Knee” è stato per me un libro molto difficile da leggere, perché parla di inganno e distruzione. Inganno e distruzione di un popolo, anzi tanti popoli – gli Indiani d’America – “colpevoli” di aver commesso tre gravi crimini: essere nati nei territori più selvaggi e ricchi d’America; non essersi saputi adattare al modo di vivere della cultura occidentale; essersi opposti, con il loro ostinato attaccamento alla terra, al cosiddetto “Destino Manifesto”, cioè la presunta necessità di progresso ed espansione della civiltà. È un libro difficile anche perché non lascia spazio alla speranza: Cheyenne, Sioux, Navajo, Apache, Comanche e altri ancora: ad ogni capitolo, una delle grandi tribù che per secoli aveva vissuto in equilibrio con la natura scompare quasi totalmente dalla mappa, vittima della brama di ricchezza di uomini avidi e senza scrupoli. È su questa tragedia che alla fine del XIX secolo sono nati i più grandi miti del Far West: i cercatori d’oro, gli esploratori, i mercanti, i cowboy, i missionari, la costruzione di quel “Cavallo di Ferro” a vapore che spostò sempre più a ovest la gloriosa frontiera. L’ultima tappa fu il paradiso della California, dove l’oro luccicava e il Sole tramonta nell’Oceano; dove venne accumulata una grandissima ricchezza, grazie alla quale a partire da quegli anni sorsero molte delle più prestigiose università al mondo; e dove è poi nata la Silicon Valley, dalle cui invenzioni, volenti o nolenti, le nostre vite dipendono in larga parte.
È fin troppo facile giudicare col senno di poi ciò che è successo, e forse non del tutto onesto, visto ciò che stiamo combinando ancora oggi. Ma trovo importante conoscere questa vicenda, che è un frammento della storia del progresso che ci ha portati dove siamo; e trovo altrettanto importante vedere, grazie a libri come questo, l’altra faccia spesso dimenticata di quel mito. Leggere le parole e le voci infrante dei popoli che da questa storia sono stati sopraffatti, e i cui nomi restano quasi esclusivamente sulle mappe, non può che far sorgere una domanda a cui dare una risposta è forse impossibile: “davvero doveva finire così?”.

3. Immersione totale
La storia degli Indiani d’America è affascinante e ricchissima, e approfondirla è stata per me una esperienza molto significativa. Sono convinto che ciò sia stato possibile anche grazie all’utilizzo di molte fonti diverse, che mi hanno permesso di immergermi in quel mondo da diversi punti di vista: chiaramente i libri, come “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee”; poi le canzoni, come, “Fiume Sand Creek” di De André e “The Last Resort” degli Eagles; e infine anche i film, fra cui “Balla coi Lupi” (veramente splendido), “Notizie dal Mondo”, “Spirit – Cavallo Selvaggio” (grazie di nuovo, Hans Zimmer) e poi al cinema “Killers of the Flower Moon”. È stata la prima volta che ho adottato questo approccio a 360°, e l’ho trovato così efficace che ho cercato e cercherò di trasferirlo a qualsiasi periodo storico o fenomeno culturale che vorrò approfondire: ad esempio, dopo aver visto “Spiderman: Across the Spiderverse”, ho recuperato la trilogia di Sam Raimi e sono poi risalito alle origini del personaggio, leggendo le prime storie degli anni ’60 (scritte e disegnate dalla mitica coppia Stan Lee-Steve Ditko) e cercando di affiancarle alle canzoni più famose dell’epoca: penso che ciò sia stato molto utile al fine di comprendere meglio il contesto storico da cui gli autori hanno attinto per creare quel fenomeno che è ancora oggi l’Arrampicamuri.

4. Frasi pericolose
Ciò che ha valore nella tua cultura è la conoscenza di quello che funziona per la produzione. Invece, ciò che ha valore nelle “culture Lascia” è la conoscenza di quello che funziona per la gente.
(daniel quinn, ishmael, trad. di Mauro gaffo, ortica editrice, 2018)
Leggere questa frase da sola non mi avrebbe detto nulla. Leggerla dopo aver letto “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee”, che racconta proprio di come una di quelle “culture Lascia” sia stata quasi annientata, ha scatenato in me una fila di dubbi lunghissima; a capo della quale si è messa quella vocina simpatica e potenzialmente distruttiva che ogni tanto ci dice “ma non è che stai sbagliando tutto?”. Provare a venire fuori da questo dilemma mi ha dato veramente filo da torcere: fino a quel momento, infatti, avevo sempre dato per buono che produrre nuovi oggetti e tecnologie fosse il modo più naturale per migliorare la vita delle persone, e questo naturalmente era anche uno dei motivi per cui avevo scelto di studiare ingegneria. E sono ancora convinto che sia così: perché è innegabile che grandi invenzioni come gli ospedali, i mezzi di trasporto, i computer abbiano “migliorato la vita delle persone”. Ma “migliorare la vita delle persone” coincide davvero col renderle più felici? E se così non fosse, allora a cosa servirebbe vivere a lungo nell’agio o nel lusso, ma in un perenne stato di insoddisfazione? Dopo aver cercato a lungo una risposta, come spesso accade sono giunto alla conclusione che “l’equilibrio sta al centro”. Come potrebbe non provare felicità la persona che torna a casa dopo che un’operazione chirurgica le ha salvato la vita? O l’anziano che riguarda la foto di un momento felice della sua gioventù e rivive per un istante le stesse emozioni di allora? Allo stesso tempo, ormai abbiamo ben chiare le conseguenze del desiderio incessante di produrre per soddisfare i nostri bisogni materiali; e per essi a volte siamo addirittura disposti a sacrificare quelli più importanti per la nostra felicità, come l’affetto. Quindi, se mi sono risposto di no alla domanda “ma non è che stai sbagliando tutto?”, mi sono anche convinto che dovrò prestare molta attenzione alle tecnologie e ai prodotti a cui dedicherò tempo ed energie, se vorrò essere a posto con la mia coscienza.

5. Capire se ho capito
A proposito di ingegneria, uno dei risultati che più mi ha soddisfatto quest’anno è stato realizzare che ho imparato a rendermi conto se ho capito o no un certo argomento. Prima che ciò avvenisse, credevo di comprendere molte più cose di quelle che capivo in realtà; e solo rivedendole ora mi accorgo che mi sbagliavo di grosso, e provo un’enorme soddisfazione a comprenderle veramente per la prima volta. Ciò richiede sempre un grande sforzo, ma a questo proposito mi piace ricordare la seguente frase di Aristotele, di cui un mio professore ha addirittura fatto il motto ufficiale del proprio corso:
Le radici della cultura sono amare, ma il frutto è dolce.
Aristotele
Credo che questa sia una delle eredità più importanti che l’università possa dare, e ne sono estremamente grato.
6. Il meglio è nemico del bene
Fra i 10 punti del 2022 avevo incluso il mio obiettivo di tendere sempre più verso una dieta vegetariana, e speravo di arrivare oggi a scrivere di avercela fatta al 100%. In realtà, presto mi ero reso conto che non sarei riuscito a eliminare del tutto carne e affettati dalla dieta, e, un po’ scoraggiato, per un attimo avevo anche pensato di abbandonare ogni tentativo. Di fatto, il mio desiderio di fare le cose in grande stava quasi per impedirmi di farle almeno in parte; e questo sarebbe stato un vero peccato, perché nella maggior parte delle circostanze (specialmente per quanto riguarda l’ambiente) una mentalità da “tutto o niente” è deleteria, e ignora che qualsiasi piccolo miglioramento delle nostre azioni conta. Quindi, guardando a cos’ho mangiato quest’anno sono comunque soddisfatto, soprattutto per aver ridotto all’osso (pun intended) il consumo di carni e affettati. Il prossimo passo sarà rispondere, a proposito del mio consumo di carne, come molti fanno degli alcolici: “solo quando esco con gli amici”.

7. La critica più ricorrente
Da quando ho aperto questo sito ho condiviso tutto ciò che ho appreso per diventare una persona migliore. Quest’anno, anche grazie all’assenza dai social, ho raggiunto uno stato di equilibrio tale da trovare il coraggio, per la prima volta, di toccare il punto più dolente della lista “cose da migliorare”: i difetti che le altre persone trovano in me. Ho cercato di prestare molta attenzione alle risposte degli altri ai miei comportamenti, e in particolare a quel “vabbè, vuoi sempre avere ragione” che mi ha fatto capire, una volta per tutte, che era giunto il momento di imparare ad accettare meglio le critiche. Ho notato che tutta la questione si riduce alla prima reazione che ho quando gli altri mi dicono qualcosa: se parto col presupposto di avere ragione, con grande probabilità farò di tutto per dimostrarlo, fino a far perdere la pazienza al mio interlocutore; se invece ipotizzo per una frazione di secondo (la prima) che l’altro possa avere ragione, il compito di contraddirlo spetta a me, e non sempre è così facile perché, beh… a volte hanno effettivamente ragione gli altri 😆. Inizialmente temevo che questa tattica implicasse partire col presupposto di essere nel torto, e che dunque non avrei saputo difendere le mie idee, oltre a martellare da solo la mia autostima (“è così confuso da colpirsi da solo”). Invece, col tempo ho imparato a vederla più come un beneficio del dubbio da dare all’altra persona; e, contro ogni aspettativa, la consapevolezza di essere pronto ad ammettere di avere torto mi rende molto più sicuro di me.
8. Qui c’è tutto
Per mesi mi sono sforzato di comprendere le ragioni che hanno portato alle guerre di cui purtroppo sentiamo parlare ogni giorno; e mi sono tormentato parecchio per il fatto di non riuscire mai a trovare una spiegazione o una giustificazione più soddisfacente delle visioni in bianco e nero che spesso si leggono o sentono in giro. Così, quasi nella speranza di trovare conforto, a gennaio ho iniziato a leggere “Guerra e Pace” di Lev Tolstoj. Chiaramente, leggere un libro di 150 anni fa non poteva darmi i motivi di ciò che sta accadendo nel mondo oggi; però mi ha trasmesso qualcosa di ancora più prezioso, ovvero il metodo per trovarli. Questo metodo si basa sulla seguente chiave di lettura della storia: A) gli avvenimenti storici non sono il frutto di scelte epocali operate da singoli individui, ma la conseguenza, o meglio la somma (l’integrale), di moltissime unità infinitesimali (i differenziali) che nel loro insieme contribuiscono a scatenare un dato avvenimento; e B) i protagonisti di queste unità non sono gli eroi, bensì le masse.
Si tratta di una visione difficile da accettare perché va contro alle nostre tendenze naturali, a volte troppo semplificatrici, di:
- schierarsi a priori da una parte, senza aver prima considerato tutte le sfaccettature sottostanti;
- prendere i singoli individui (i capi) e attribuire loro tutta la responsabilità di una situazione;
- estrapolare un episodio e attribuire ad esso tutto il peso di una vicenda.
Ciò che dice Tolstoj1 (in mezzo a una narrazione che lascia a bocca aperta per la sua bravura come scrittore e osservatore dell’essere umano) è che l’unico metodo per comprendere davvero un avvenimento storico è calcolare l’integrale di tutti quei differenziali che, accumulandosi, hanno condotto al risultato finale. Questa operazione risulta veramente complicata, e compito probabilmente di chi dedica la vita al mestiere dello storico. Io ho concluso di non avere i mezzi per risolvere questo integrale così difficile, che mi consentirebbe di capire a fondo come si è giunti alle drammatiche situazioni attuali; ma anche senza questa risposta, è molto rassicurante sapere che il metodo per trovarla esiste.

9. E anche di più
Sarei contento di aver letto Guerra e Pace anche solo per ciò che ho detto sopra, ma la verità è che leggere qualche pagina di questo libro ogni sera ha avuto su di me un effetto catartico che trovo impossibile riassumere. Mi verrebbe da dire che è come se Tolstoj avesse unito pollice e indice per estrarre un campione dalla storia dell’umanità, con le sue passioni, le ambizioni, le incertezze, l’amore e i conflitti, la resa, il torto, l’orgoglio e la speranza, l’errore e il pensiero, le lacrime e il sorriso, l’inverno e la rinascita. Un campione nitido che, sopra a tutto, oltre alle tragedie e alla sofferenza opprimente degli individui e dei popoli, trasmette con una delicatezza disarmante quel desiderio di vita così ostinato, e a volte quasi ironico, che ci rende umani.
Sonja! Sonja! – disse di nuovo la prima voce. – Ma come si può dormire? Guarda che meraviglia! Ah, che splendore! Svegliati, Sonja – ripeté quasi con le lacrime nella voce. – Non ho mai visto una notte più incantevole di questa.
(lev tolstoj, guerra e pace, 2019 suisse book edizioni, crescere edizioni)
10. Conversazioni significative
Quest’anno, e in particolare negli ultimi mesi, ho avuto la fortuna di prendere parte ad alcune conversazioni veramente speciali e fare nuove splendide amicizie. La prima conversazione che voglio ricordare è stata con una ragazza russa, con cui io e i miei compagni di università abbiamo avuto modo di confrontarci parecchio sulla situazione attuale del suo paese. La seconda è stata una sorta di scambio culturale veramente splendido con due ragazzi tedeschi giunti a Milano in Erasmus, grazie ai quali ho imparato moltissimo sulla vita in Germania e sulla lingua tedesca. La terza è stata quella sera in macchina in cui abbiamo alzato il volume della radio e ci siamo messi a cantare. La quarta è stata il frutto di coincidenze e congiunzioni veramente assurde, per le quali io e due miei amici di corso ci siamo ritrovati in un bar a Barcellona a chiacchierare con tre ragazze tedesche sconosciute su temi di attualità, i nostri studi, Lo Hobbit e perfino sul discorso degli “integrali della storia” di Guerra e Pace. La quinta è con una persona speciale che non sentivo da molto tempo, perché vive dall’altra parte dell’Oceano, e con la quale siamo passati da scrivere brevi messaggi a mandarci audio di quasi 10 minuti. E l’ultima è con una persona che conosco appena da qualche giorno, ma che mi sembra di conoscere da molto più tempo. Ci tengo a ringraziare tutti loro, oltre ovviamente ai miei “cari vecchi amici”2, per aver fatto parlare così tanto una persona in genere silenziosa come me :).
Conclusione
Durante tutto l’anno ho preso nota degli spunti di cui mi sarebbe piaciuto parlare, e di alcuni, ad esempio i libri che ho letto, avrei anche voluto scrivere degli articoli a sé stanti. Purtroppo però, non ho mai trovato la forza di mettermi lì a ragionarci su, soprattutto perché sapevo che sarebbe stato veramente impegnativo, considerando sia il grande impatto che hanno avuto su di me, sia il fatto che la storia è un ambito un po’ (per non dire parecchio) al di fuori di quelli di cui potrei parlare con facilità. Ma al momento di scegliere i 10 punti di cui sentivo di dover scrivere in questo articolo, quei temi così delicati sono emersi in modo prepotente su altri decisamente meno importanti. Per fortuna o sfortuna, quindi, alla fine mi sono ritrovato a cercare il modo di esprimere in modo decente tutto ciò su cui ho meditato durante l’anno. Alla fine sono abbastanza contento del risultato, soprattutto perché sono certo che, quando in futuro tornerò a guardare cosa ho imparato nel 2023, avrei provato dispiacere a non ritrovare gli argomenti che mi hanno toccato più nel profondo.
Spero davvero che almeno alcuni di essi siano stati interessanti anche per te, e grazie mille per aver letto fin qui. Naturalmente ti auguro un felice anno nuovo pieno di gioie e soddisfazioni. A presto!
Note
- Perlomeno, questo è il modo in cui io ho interpretato le parole di Tolstoj. Spero di non aver travisato ciò voleva dire veramente :).
- E grazie al mio amico AppetybileDigital per aver scattato la splendida foto in copertina.