Bookstop #3: L’Uomo che Cammina

Tempo di lettura: 4 minuti

In 4 parole: il fascino della semplicità

Titolo originale: “L’uomo che cammina”

Autore: Jiro Taniguchi1 (Tottori, 1947 – Tokyo, 2017)

I raggi di sole che filtrano tra i rami. Le foglie che scricchiolano sotto ai nostri passi. Le gocce di pioggia che scendono sulle guance. Una deviazione dal solito percorso che fa rinascere il desiderio di scoprire e stupirsi ancora. Un semplice sguardo al di là delle apparenze che rende la vita quotidiana sorprendente e meravigliosa.

Spesso non ci rendiamo conto di ciò che ci sta intorno: siamo talmente sommersi dai nostri pensieri che la realtà svanisce come un’ombra nella notte. Tramite i suoi disegni meravigliosi, Jiro Taniguchi ci insegna che possiamo trovare la magia e il mistero nelle piccole cose di ogni giorno: è sufficiente guardarsi intorno!

Un racconto a fumetti

Quando pensiamo al Giappone, oltre al Sushi, probabilmente ci vengono in mente opere come Dragon Ball, Naruto o One Piece. Tuttavia, oltre alle apparenze (e al palinsesto di Italia 1) c’è tutto il resto dell’iceberg che rimane nascosto. In questo articolo, dunque, vorrei raccontarvi l’opera di un autore un po’ meno mainstream, ma che ha lasciato il segno in moltissimi lettori, anche e soprattutto al di fuori del Sol Levante. Quindi niente mazzate, niente capelli che diventano biondi perchè Crilin viene ucciso (più e più volte), niente ninja o spade da samurai: oggi parliamo di… un uomo che cammina!

Un filo logico

Essendo questo libro suddiviso in capitoli a se stanti e spesso autoconclusivi, parlare di trama non ha molto senso. Non per questo, però, dobbiamo pensare che si tratti di un opera frammentaria. Ogni racconto-capitolo, infatti, è legato agli altri tramite un filo logico chiaro e lampante fin dal titolo: il cammino del protagonista.

Un uomo qualunque

Il protagonista del racconto è un uomo semplice, con un lavoro qualsiasi, appena trasferitosi nella periferia di Tokyo: in breve, si potrebbe definirlo un uomo qualunque. Il pretesto del trasferimento serve all’autore per dare al protagonista la possibilità di perdersi ogni due per tre. Inaspettatamente, ritrovarsi spaesato o imboccare una scorciatoia sconosciuta diventano per il protagonista una possibilità per scoprire nuovi mondi e particolari inediti. Così, con la leggerezza di un disegno nitido e pulito, l’autore ci mostra scorci magnifici e visioni quasi estatiche di tutte le piccole cose quotidiane che possono accadere in un semplice borgo di periferia: un cane che scodinzola, un incontro inatteso, un albero da arrampicare per poi sedercisi e sentire il vento sulla pelle.

Il fascino della semplicità

In un mondo frenetico e complicato, Jiro Taniguchi ci ri-insegna il valore della semplicità. Con lo sguardo curioso di un bambino, infatti, anche le piccole cose possono regalare emozioni e sensazioni che troppe volte ricerchiamo lontano e senza successo. L’autore sembra volerci ricordare che la quotidianità non è così noiosa come pensiamo: la gioia di provare stupore e meraviglia dipende, spesso e volentieri, dalla nostra attitudine verso ciò che ci circonda, come il cinguettio degli uccelli, un rossetto dimenticato o una ninna-nanna proveniente da una casa vicina.

In conclusione

Sfogliando le bellissime tavole del libro, capiamo sempre meglio perché Taniguchi abbia scelto di narrare le vicende di un uomo perfettamente normale. L’autore vuole comunicarci che per tornare a meravigliarsi davvero non servono abilità straordinarie, strumenti all’avanguardia o soldi a non finire: sono sufficienti un paio di scarpe e lo sguardo giusto. Strumenti, insomma, a disposizione di un uomo qualunque.

Note

  1. Jiro Taniguchi (Tottori, 1947 – Tokyo, 2017) è stato uno degli autori più significativi del panorama fumettistico giapponese. Le sue opere sulla semplicità delle piccole cose, pur rivolgendosi alla frenesia nipponica, hanno colpito nel segno anche la civiltà occidentale, tanto da renderlo uno degli artisti giapponesi più apprezzati in Occidente.

Vale davvero la pena di leggere quest’opera a fumetti: la presenza di pochi dialoghi e i disegni semplicemente stupendi di Taniguchi rendono infatti la lettura estremamente piacevole, e spesso vi ritroverete a fermarvi con il protagonista per ammirare i paesaggi e le scene meravigliose realizzate dall’autore!

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