“L’opposto del Gioco non è il Lavoro, è la Depressione”

Come fanno alcune persone a fare così tante cose in una giornata? Qual è il modo migliore per conciliare lavoro/studio e divertimento? La frase che dà il titolo all’articolo di oggi potrebbe rispondere a queste domande. Ecco perché!

Tempo di lettura: 3 minuti

In 4 parole: il lavoro come divertimento

Premessa

Nell’articolo utilizzerò spesso i termini “gioco” 🎮 e “lavoro” 💼 nel senso più ampio possibile: con “gioco” intendo qualsiasi attività che ci intrattiene e diverte, mentre con “lavoro” qualsiasi attività che consideriamo obbligatoria o necessaria, quindi ad esempio lo studio 🖊. Inoltre ho inserito alcune emoji che penso potrebbero rendere la lettura più scorrevole e piacevole: fammi sapere cosa ne pensi!

Il problema

Nel modo di pensare comune è presente una netta distinzione tra i concetti di lavoro e gioco:

  • “puoi giocare solo quando avrai finito i compiti”;
  • “puoi guardare la TV solo dopo aver studiato”;
  • “puoi goderti il weekend solo dopo aver lavorato 8 ore al giorno per 5 giorni”.

Sostanzialmente, il lavoro è visto come l’opposto del gioco, e il gioco come la ricompensa🎁 per aver lavorato duramente. Questa categorizzazione tuttavia ha delle conseguenze piuttosto pesanti sul nostro modo di vivere: se svolgiamo un’attività che associamo al concetto di “lavoro” sarà molto difficile divertirsi, semplicemente perché il divertimento non è contemplato durante tale attività: di conseguenza durante il lavoro, qualunque esso sia, rischiamo di sentirci annoiati e stanchi, e di non vedere l’ora di finirlo per dedicarci a qualcosa che invece ci faccia stare bene. Un bel problema🤔! Forse per un po’ si può anche tirare avanti in questo modo, ma dato che il lavoro occupa e occuperà gran parte del nostro tempo⌚, penso sia importante attrezzarsi fin da subito per viverlo nel modo migliore.

Un cambio di mentalità

“L’opposto del gioco non è il lavoro, è la depressione”.

Penso che questa breve frase di Naval Ravikant1 offra un ottimo spunto per risolvere il problema, ovvero capovolgere la prospettiva comune che abbiamo visto nel paragrafo precedente: immaginare che l’opposto del gioco non sia il lavoro, bensì la depressione. Ciò implica eliminare la netta distinzione tra lavoro e gioco e iniziare a vedere il lavoro stesso come un’occasione di intrattenimento e divertimento🎉. Questo modo di pensare cambia le carte in tavola: quando ci divertiamo ci stanchiamo molto meno, il tempo vola🛫 e spesso non vogliamo smettere (“ancora 5 minuti!”). Quindi, più che pensare al divertimento come ricompensa per un duro lavoro, l’obiettivo è intravedere nel lavoro stesso una fonte di divertimento, e quando possibile scegliere esclusivamente quelle attività che non ci pesano affatto.

Un motore inesauribile

Lavorare divertendosi è come guidare una macchina🚗 senza bruciare combustibile, e penso proprio che questo sia il motivo per cui alcune persone sembrano avere dei superpoteri🦸‍♂️. Ad esempio:

  • 🤸‍♂️persone che riescono a portare a termine centinaia di attività in una sola giornata, come se avessero tempo ed energia illimitati;
  • 👨‍🦳anziani che continuano a lavorare a 80 e passa anni, come se non subissero i limiti fisiologici dell’età;
  • 💰miliardari che “lavorano” 15 ore al giorno, come se non potessero tranquillamente vivere di rendita per il resto della loro vita.

Insomma, la risposta a domande del tipo “come fa quella persona a lavorare così duramente?”, “perché continua a farlo anche se non deve?” è la stessa: ciò che accomuna queste persone è il fatto che non stanno lavorando, si stanno divertendo!

Conclusione

Durante l’anno all’estero in Russia, ormai già 3 anni fa, noi ragazzi stranieri seguivamo settimanalmente delle lezioni con un’insegnante di lingua. La mia in particolare aveva ben più di 70 anni 👵 ed era già in pensione, eppure continuava a:

  • insegnare👩‍🏫 (purtroppo non ci sono emoji di anziani che insegnano!)
  • salire le scale a piedi🧗‍♀️
  • trasmettere passione e soprattutto energia🔥

Un giorno mi disse che spesso alcuni le chiedevano come mai continuasse a lavorare, e che la sua risposta era sempre la seguente:

“insegnare, per me, è come assumere narcotici”.

Una frase che mi colpì allora come adesso, e che cerco sempre di tenere a mente prima di intraprendere una nuova attività.

E tu cosa ne pensi del rapporto tra studio/lavoro e gioco/divertimento? Fammelo sapere qui sotto nei commenti! Nel frattempo ti ringrazio per essere arrivato fin qui e ti auguro, anche se ormai è già sera, una serena Pasqua🕊

Note

  1. Naval Ravikant (Mumbai, 1974) è un imprenditore e investitore indo-americano. Appartiene alla categoria dei cosiddetti “angel investor”, ovvero coloro che investono parte dei propri fondi in imprese nascenti/startup che potrebbero avere un grande impatto sulla società: un’attività sicuramente rischiosa, considerando che tra le numerossisime startup solo poche riescono ad emergere e ad avere un grande successo. Tra le oltre 200 in cui Naval Ravikant ha investito prima che diventassero famose ci sono Twitter, Uber e Notion.

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