Dopo aver abbandonato schemi 📋 ed evidenziatori, dall’inizio di questo semestre ho deciso di studiare con un nuovo metodo basato sull’utilizzo di un’app 📲. Finora si è rivelato estremamente più utile del precedente e -incredibile ma vero- anche molto più divertente!
Tempo di lettura: 6 minuti
In 4 parole: studio efficace e divertente
Introduzione
Esistono diversi studi scientifici 📚 che mostrano come alcune tecniche di studio siano più efficaci di altre. Ho parlato in dettaglio di questo importante aspetto dello studio qui, per questo oggi farei soltanto un velocissimo riassunto:
fare schemi non è il massimo, evidenziare serve a poco, rileggere a niente; al contrario, i due metodi più efficaci sono la ripetizione spaziata e il richiamo attivo.
Ovviamente, a lungo ho utilizzato almeno in parte quelli che per brevità chiamerò “metodi inutili” ❌. Cercando dunque un modo per sostituirli con la ripetizione spaziata e il richiamo attivo✅, ho scoperto l’app Anki, di cui parlerò in dettaglio in questo articolo. Buona lettura!
Cos’è Anki?
Si tratta di un’applicazione gratuita disponibile sia su mobile 📱 che su desktop 💻, il che la rende perfetta per studiare dove e come preferiamo. Per utilizzarla è sufficiente scaricarla sul proprio dispositivo dal sito o da Play Store/App Store, e creare un account in modo da poter sincronizzare i dati su tutti i dispositivi.
Come funziona?
Il principio alla base di Anki è molto semplice: si creano delle carte virtuali 🃏 con una domanda ❓ sulla faccia frontale e la risposta ❗ sul retro. Le carte possono essere realizzate sia in forma scritta, con la tastiera, sia in forma vocale, ovvero registrando la propria voce. In particolare tutte le carte create possono essere raggruppate a piacimento in diversi “mazzi tematici” 📁, a seconda ad esempio dell’argomento o della materia in questione. Lo studio consiste ovviamente nell’aprire un mazzo, “pescare” le varie carte e cercare di rispondere (a voce, a mente, su un foglio o come si vuole) prima di “girarle”, ovvero mostrare la risposta.
Ecco un esempio di carta virtuale di cui vediamo solo la faccia frontale (ovvero la domanda):

Perché funziona?
Come abbiamo visto nell’introduzione, l’obiettivo primario di Anki è quello di implementare la ripetizione spaziata e il richiamo attivo. E ci riesce così bene che mi fa essere grato di essere nato in questo secolo: una volta data una risposta, infatti, possiamo selezionare con un click il livello di difficoltà che abbiamo sperimentato, e sulla base di questo Anki ci riproporrà automaticamente la carta dopo un tempo corrispondente ⏰ : se abbiamo risposto male segnamo la domanda come difficile, così ci verrà riproposta dopo poco tempo (ad esempio un minuto o 5 minuti) in modo da doverci sbattere la testa nuovamente. Se invece la risposta era facile è sufficiente indicarlo, e Anki ci ripresenterà la domanda dopo un tempo più lungo (ad esempio un giorno o 4 giorni). In questo modo il nostro cervello 🧠 è costretto a rivedere con frequenza molto più elevata le domande difficili, ovvero quelle di cui fatichiamo a ricordare la risposta, fino a che non diventano anch’esse facili e immediate.
Ecco la risposta alla domanda nell’immagine precedente: a questo punto è sufficiente cliccare su uno dei 4 livelli di difficoltà, e la domanda verrà ripetuta nel tempo corrispondente indicato sopra ciascuno di essi:

Come la uso?
Personalmente utilizzo principalmente la versione di Anki per desktop, perché la tastiera ⌨ del computer ha un bel suono e sul telefono mi sembra di scrivere dei messaggi. Tuttavia uno degli aspetti a mio parere più importanti di Anki è proprio la sua versatilità: può essere usata un po’ come si vuole, in modo da renderla più divertente e adatta alle nostre esigenze. Ad esempio si può:
- 🖌 evidenziare, sottolineare o colorare le parole chiave proprio come in Word;
- 🔊 registrare le risposte, il che è molto utile nelle materie più discorsive o per preparare un esame orale/interrogazione;
- ➕ inserire formule ed equazioni in Latex;
- 🗂 classificare le domande che creiamo con dei tag (io ad esempio uso i tag “domanda”, “definizione”, “teorema”…);
- ⏰ impostare a piacimento il tempo dopo il quale Anki ripropone le domande in base al livello di difficoltà selezionato;
- 🚧 fissare un limite arbitrario al massimo numero di carte di un mazzo.
Per non creare mazzi eccessivamente lunghi, personalmente ho fissato un limite massimo di 60 carte: avendo dunque più mazzi per la stessa materia, li suddivido in base al numero di lezioni o presentazioni che ciascuno di essi copre. Come puoi vedere nell’immagine qui sotto, per i corsi di Automazione e Fisica dei Quanti ciascun mazzo contiene le domande relative a 6/7 lezioni; il corso di Circuiti invece è suddiviso in base al numero delle presentazioni che il prof. utilizza per spiegare: ad esempio, nel mazzo evidenziato ho creato 35 domande per la presentazione 6 di Circuiti, dunque verosimilmente dovrei riuscire a includere anche la 7 prima di crearne uno nuovo: è più facile a farsi che a dirsi, te l’assicuro!

Sono sicuro che esistano altre funzioni che ancora non conosco, quindi se ne scopri qualcuna fammelo sapere! 🙂
Il vantaggio più grande
Al di là della ripetizione spaziata e del richiamo attivo, il vantaggio forse più grande che ho riscontrato utilizzando Anki riguarda la primissima fase, ovvero quella della creazione delle domande. Infatti, invece di rileggere i quaderni o ricopiare alcuni termini chiave in uno schema o riassunto, Anki mi ha spinto a interagire in una maniera del tutto nuova, e molto più attiva, con i miei appunti🗒:
- 🧐 porsi domande tipo “perché abbiamo fatto questo passaggio?” o “come si è arrivati a questo risultato?” permette di studiare gli appunti con molta più coscienza e meno superficialità;
- 👌 scrivere una domanda e la relativa risposta mi costringe a sforzarmi per fare chiarezza nei pensieri e metterli per iscritto nella forma più comprensibile possibile, dato che poi dovrò studiarci;
- ✍ la consapevolezza dell’utilità di questo metodo di studio mi spinge a pormi domande già durante la lezione stessa, rendendola meno monotona e permettendomi di stare più attento: in questo modo Anki ha migliorato non solo il mio metodo di studio, ma anche il processo stesso di presa degli appunti.
Conclusione
Il semestre è ancora in corso e quindi non ho effettuato esami utilizzando questo metodo, ma a prescindere da ciò posso dire con certezza di non aver mai avuto un metodo di studio che ho trovato fin da subito così utile 🔝: tramite domande e risposte più o meno semplici sento di analizzare i concetti in modo molto più profondo di prima e studio anche in maniera più attiva. Il tutto tra l’altro scrivendo da tastiera, il che mi permette rendere lo studio più vario e piacevole:
- 🖥 prendo appunti sul tablet con la penna digitale,
- ⌨ li analizzo con la tastiera,
- 🖊 e poi svolgo gli esercizi con carta e penna.
Ad ogni modo ci tengo a fare una precisazione. Il metodo delle domande è utile specialmente se le domande sono brevi e con una sola risposta ben precisa: questo perché chiaramente più una risposta è lunga e articolata più è difficile ricordarla🙄, e questo può portare a saltarla per passare a quella successiva. Dunque per creare delle domande che siano adatte a questo metodo di studio ti consiglio vivamente di seguire queste linee guida (sono in inglese), che valgono anche per l’apprendimento in generale e che personalmente trovo essere davvero preziose. Comunque, il mio consiglio è quello di non affidarsi esclusivamente a questo metodo di studio, ma piuttosto di integrarlo con altri che permettano di studiare a 360°.
Siamo giunti al termine di questo articolo: ti invito a provare Anki e a farmi sapere cosa ne pensi! Inoltre, se hai trovato utile questo articolo non dimenticare di condividerlo e di iscriverti alla newsletter (in fondo alla home page), in modo da ricevere una notifica ogni volta che ne pubblico uno nuovo 🙂 Nel frattempo ti saluto e ti auguro una buona settimana. Ciao! 👋
Come ti sei trovato alla fine? Io ho usato il programma per dare un’unica materia molto grossa in un mese (iniziata a studiare durante la sessione di esami) e mi è andata molto bene.
Vorrei utilizzarla per darne 3 il prossimo semestre (quindi fare, ripetere cards) durante le lezioni, ma ho paura che non mi basti il tempo, non tanto a farle, ma a ripeterle quotidianamente.
Hai qualche consiglio da dare?
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Ciao, innanzitutto grazie per il commento!
Inizio dal come mi sono trovato:
Usando Anki per tutto lo scorso semestre ho riscontrato proprio questo problema: la creazione delle card mi permetteva di sviscerare per bene ogni lezione e comprendere a fondo i vari passaggi, tuttavia ciò mi portava a dedicare la maggior parte del tempo alla realizzazione delle (molte) card e di conseguenza poco alla loro ripetizione
Questo problema riguarda soprattutto le card con le formule, che a tastiera richiedono più tempo sia per essere scritte che memorizzate
Per questo motivo all’inizio di questo semestre ho provato ad utilizzare un metodo diverso, ovvero scrivere domande e risposte in forma cartacea: da un lato questo mi facilita molto con le formule, dall’altro essendo la scrittura a mano più lenta mi forza a “spremere” di più i concetti e formulare meno domande ma più essenziali: in media 4/5 per lezione
Chiaramente si perde la facilità di averle a disposizione sul telefono/computer e soprattutto non si ha l’algoritmo di ripetizione di Anki, ma dato che spesso non riuscivo a “stargli dietro” ho pensato fosse comunque meglio provare un’alternativa, e per ora tutto sommato sta funzionando
Passiamo ai consigli se vuoi mantenere l’uso dell’app:
1) Con 3 materie la soluzione più immediata è ridurre al minimo indispensabile il numero di domande, facendo però attenzione a non allungare le risposte perché altrimenti si ottengono dei riassunti che sono impossibili da memorizzare
2) “restringi il cerchio”, ovvero scegli una tipologia di domande da realizzare ed escludi le altre. Per spiegarmi meglio ti faccio l’esempio delle materie ingegneristiche, in cui generalmente ritrovo 4 “filoni” principali: passaggi logici, formule, conseguenze, applicazioni pratiche. In questo caso “restringere il cerchio” significa utilizzare Anki per creare domande su uno solo dei 4 aspetti, idealmente quello su cui si hanno più difficoltà oppure quello più importante ai fini dell’esame: nel mio caso, ad esempio, sceglierei o i passaggi logici (su cui è facile confondersi ma allo stesso tempo è essenziale assicurarsi di averli capiti, perché da lì viene tutto il resto) o le conseguenze; escluderei sicuramente le formule, che riporterei invece su carta per i motivi che dicevo prima, mentre le applicazioni pratiche, che raramente vengono chieste all’esame, possono essere trascurate.
Chiaramente i “filoni” sono diversi nelle varie facoltà, ma spero si sia intesa l’idea alla base 🙂
In caso contrario non esitare a chiedere!
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